I Wandered Lonely As A Cloud by Miki

[Recensioni - 0]   Stampa Elenco dei Contenuti

- Dimensioni Testo +

Note della fiction:

Disclaimer: Tutti i personaggi pubblicamente riconosciuti, incluso il totale scenario, ecc.. sono di proprietà dei rispettivi autori. I personaggi e le storie originali sono di proprietà dell'autore.  L'autore non è in nessun modo associato con i proprietari, creatori, o produttori di qualsiasi materiale a cui si è ispirato.  Non è intesa alcuna violazione di copyright.

 

Note per questo capitolo:

 

 

 

 

“I wandered lonely as a cloud...”

Lezione di letteratura inglese all’ultima ora non è di certo il massimo che uno possa desiderare! Ci sono degli effetti collaterali molto rischiosi, come ad esempio il fatto di essere già tornata a casa da un’ora e sentire ancora la prof che ripete la poesia nella testa. Il fenomeno si fa ancora più interessante sapendo che di solito io dimentico tutto di quello che ho fatto a scuola, nel senso delle lezioni! E invece oggi ‘sta poesia m’è rimasta in testa!

“I wandered lonely as a cloud...”

Prendendola a scherzare, c’era anche qualcosa d’interessante in questa poesia, ricordo esattamente il punto in cui diceva:

“A poet could not but be gay,

In such a jocund company;...”

Lì tutti ci siamo messi a ridere, perfino io che non capisco niente d’inglese! Ma la prof ha detto che lì è inteso per “felice, gaio”, e che non c’era niente da ridere.

Ripensando a questo mentre pranzavamo ho detto a mia madre: <<Mamma, penso che da grande farò la poetessa!>>

<<Julia, non dire stupidaggini e pensa a mangiare!>>

<<Ma come? Cerchi già di distruggere la vena poetica di tua figlia?>>

<<Non distruggo niente perché non c’è niente da distruggere!>>

Si è alzata ed è andata a lavare i piatti. Direi che non l’ha presa molto bene.

Una volta in camera vado a coricarmi sul letto, sorrido infilando una mano sotto il cuscino, tiro fuori la sua foto e la guardo. Lo faccio sempre da quando una mia amica gliel’ha presa dal diario e me l’ha portata apposta! In cambio le ho presentato mio cugino; ora escono insieme! Magari ci fosse qualcuno che facesse da Cupido per me! Ma mi rendo conto che per me non è così facile, sono innamorata della ragazza più bella della scuola! Pazienza, magari questa storia della poesia potrebbe aiutarmi, potrebbe ispirarmi qualcosa di romantico per fare colpo... ma per ora m’ispira solo sonno, sarà anche che sto in piena digestione, poi dopo sei ore di scuola non si può pretendere che uno rimanga sveglio. Rimetto la foto sotto il cuscino appena prima di chiudere gli occhi e addormentarmi.

 

“I wandered lonely as a cloud...”

Sento una voce, apro gli occhi... ehi, chi ha ridipinto le pareti della mia stanza d'azzurro? Un momento, non sono nella mia stanza, e nemmeno nel mio letto. Sono...su una nuvola e quello sopra di me è il cielo! Mi alzo di scatto, ma in un attimo mi tranquillizzo.

<<Ok, Julia, stai sognando. Fai sempre sogni idioti, questo è solo uno dei tanti.>>

In pratica sto viaggiando su una nuvola per il cielo blu, alla Dragon Ball! Il viaggio sembra non finire mai, finché finalmente s’intravede un bosco, poi un laghetto ed un prato verde. Neanche a farlo apposta la nuvoletta comincia ad andare giù verso terra, e rallenta permettendomi di scendere. Comincio a camminare su questo prato, prima è tutto verde, solo erba di quella corta che non dà fastidio, in lontananza si vede una montagna ma credo sia lontanissima, che ci faccio qui da sola? Ad un tratto però comincia a cambiare, è pieno di fiorellini tutti colorati, che carini! Mi abbasso per prenderne qualcuno e quando mi rialzo vedo davanti a me dei ragazzi vestiti da fiori che vanno in giro per il prato danzando! Mi sembrano una banda di matti! Ehi, ma almeno non sono tutti ragazzi, ci sono anche ragazze, anche loro travestite da fiori che ballano. C’è una festa in maschera? Vado loro incontro, spero di riuscire a parlare ad uno di loro, altrimenti non ci capisco più niente. Mi sento un po’ fuori luogo, sono l’unica non vestita da fiore, vabbè magari saranno così gentili da procurare un costume anche a me. Mi avvicino ad un...fiore, è uguale agli altri, con questo costume verde che ricopre tutto il corpo lasciando scoperta solo la faccia, peggio di una tuta mimetica, e dalla testa partono dei petali che si differenziano, chi li ha gialli, chi rossi, chi blu. Questo fiore, di cui non vedo il viso perché di spalle, li ha di un rosso familiare. Una volta avvicinatami, allungo una mano per attirare l’attenzione toccandogli la spalla.

<<Ciao, scusa potresti dirmi...>> si gira di scatto ed è... <<Lena!>>

<<Ciao Julia.>>

<<Ma...che ci fai qui?>> ma che domanda stupida, è un sogno! Non è la prima volta che la sogno, solo... mai così.

<<Questo è il mio prato.>> dice come se fosse la cosa più normale del mondo essere vestita da fiore e ballare per un prato.

<<Oh, beh...bel prato, davvero!>>

<<Tu perché sei qui? Non sei un fiore.>>

<<Ehm, lo so, non ho il costume, non sapevo ci fosse questa festa e...>>

<<Festa? Ma cosa...>> ad un tratto mi guarda inorridita, mi tira via i fiori che avevo raccolto e si avvicina parlando pianissimo. <<Ma cosa hai fatto?>>

<<Come, che ho fatto?>>

<<Sei pazza! Perché hai raccolto i fiori?>>

<<Non si può?>>

<<Hai ucciso delle vite!>>

<<Addirittura! Lena, non ti facevo così ambientalista!>>

<<Presto, prima che ti vedano!>>

Mi prende per un...braccio che assomiglia più ad uno stelo, camminiamo per qualche metro finché non passa una nuvola, si abbassa e noi ci saliamo sopra, per poi allontanarci.

<<Questi sono i vostri taxi?>>

<<Ti rendi conto di quello che hai fatto? Sei fortunata che nessuno ti abbia visto, come lo avresti spiegato?>>

<<Lena, ma io...>>

<<Adesso ti porto in un posto sicuro.>>

La nuvola arriva in pochissimo tempo fino alla montagna che avevo avvistato prima, sembrava davvero lontana, invece a quanto pare era a due passi. Scendiamo e Lena mi fa segno di seguirla in una grotta.

<<Qui non c’è nessuno, sei al sicuro.>>

<<Bene, ehm...>>

Ih-ih, siamo sole! E non m’importa della figura che posso fare, tanto è un sogno!

<<Lena, visto che qui ci siamo solo noi due, che ne diresti di...?>>

<<Di...?>>

<<Eh, sì, di fare quella cosa lì, insomma.>>

Lei mi guarda un po’ strana, ci pensa per qualche minuto e poi sorride.

<<Vuoi dire la riproduzione?>>

<<Sì, quella lì!>> il fatto che sorrida mi sembra confortante!

<<Ah, ma io non posso farlo con te.>>

<<Perché? Perché siamo tutte e due femmine?>>

<<No, che sciocchezza!>>

<<E perché allora?>>

<<Perché io sono un fiore e tu no.>>

<<Non vuoi farlo solo perché non ho questo stupido vestito da fiore? Andiamo Lena, è l’unica occasione che ho, mi sono accorta che sto sognando e ho avuto il coraggio di chiedertelo, ora non puoi dirmi no!>>

<<Ma che dici? Non ti senti bene?>>

<<Sì infatti, ma starò meglio se ti togli questa tuta verde e ti spogli.>>

<<Ma io sono già nuda, non ho niente.>>

<<Nuda? Io non direi proprio, con questo costume non si vede niente, per quanto possa essere attillato!>>

<<Non è un costume, sono io. Sono un fiore, non si vede?>>

<<Un fiore...vero?>>

<<Sì, con tanto di stelo, calice e corolla, e siccome sono, come la maggior parte di noi, un fiore ermafrodita, ho sia i caratteri maschili che quelli femminili, quindi ho stami e pistillo. Vuoi vederli?>>

<<NO! No, non voglio vedere, grazie.>>

<<Tu hai detto che sei una femmina, ma non hai il pistillo perché non sei un fiore, quindi io non posso fare...>>

<<Ok, lascia perdere, non voglio sentire più niente.>>

<<Ehi, ora mi tratti anche male dopo che ti ho salvato per aver ucciso i miei fratellini?>>

<<I tuoi fratellini?>>

<<Sì, quelli che stringevi prima! Facevano parte del mio prato, della mia famiglia! Cosa credi? Anch’io quando sono sbocciata ero così, poi sono cresciuta. Ma la madre terra non se la prenderà tanto perché questa è la stagione in cui sbocciano tanti fiorellini e il fatto che tu ne avessi raccolto qualcuno non è così grave.>>

Oddio, non può essere! Per una volta che potevo concludere qualcosa, no, lei è un fiore! Non posso farmi un fiore! Anche se è Lena! Non saprei da dove cominciare, né dove finire! Accidenti, in un mondo dove non fanno distinzione tra maschio e femmina lo vanno a fare perché non sono un fiore! Ma non potevo nascere fiore?

<<Mi dispiace, ma io ora devo andare.>>

<<E io che farò?>>

<<Percorri la grotta, uscirai dall’altro lato.>>

<<Ok. Ciao Lena-fiore.>>

<<Ciao Julia.>>

<<Almeno me lo dai un bacino?>>

<<Se proprio insisti, comunque non funzionerà.>>

Sorride come se le avessi chiesto di passarmi una penna, si avvicina e mi dà un bacio, ha un sapore strano, ma non importa. Il problema è che continuo a sentire questo sapore anche dopo che ci siamo staccate. Mi passo la mano sulla bocca e c’è tutta polverina gialla.

<<Ma...cos’è?>>

<<Polline. Hai detto che non volevi vedere i miei stami, ma li ho in bocca.>>

<<Ah...>>

<<Non fare quella faccia, non succederà niente, non sei un fiore. Ora devo andare, ciao!>>

Una nuvola di passaggio se la porta via... forse avrei saputo amarla anche da fiore.

“I wandered lonely as a cloud...”

Percorro la grotta, come mi ha lasciato detto Lena-fiore, alla fine c’è una porta (alla fine di una grotta una porta? Mah!) chiusa, la apro e sono dentro la mia stanza, sul mio letto, c’è poggiato un fiore, ha i petali rossi, mi siedo sul mio letto e chiudo gli occhi mentre annuso quel fiore...

“I wandered lonely as a cloud...”

All’improvviso un terremoto scuote il mio letto...

 

<<Julia, svegliati!>>

<<Che?>>

E’ mia madre, sempre di modi gentili, viene a scuotermi nel sonno.

<<Alzati, c’è una tua amica che ti vuole.>>

<<Sì, sì, dille che vengo, uffa!>>

Chi sarà? Nastja o Tanja che rompono come al solito!

Arrivo in soggiorno e ho un colpo!

<<Ciao Julia.>>

Sì è lei, di nuovo, Lena, ma non il fiore...almeno credo!

<<...ciao...>>

<<Scusa, lo so che non mi conosci, sono Lena.>>

Se sapesse, io la conosco benissimo invece.

<<Piacere, io sono Julia, cioè già lo sai, ma come fai tu a conoscermi?>>

<<Dopo la scuola faccio un corso, siamo andati in classe tua e ho trovato questo sotto il banco.>>

<<Ah, è il mio quaderno di letteratura inglese, che sbadata che sono! Grazie!>>

<<Prego. Pensavo ti servisse. Oggi avete fatto la poesia di Wordsworth, “I Wandered Lonely as a Cloud”?>>

<<Sì, proprio oggi.>>

<<E’ bellissima, non è vero?>>

<<Sì, parla di quei fiori che ballano, mi è entrata in testa credo...>>

<<Ti piacciono i fiori?>> mi fa con una strana luce negli occhi.

<<Sì...perché?>>

<<Se ne porti uno addosso penso che ti piacciano molto.>>

<<Cosa?>>

Mi mette una mano fra i capelli e ne sfila un fiorellino rosso. Lo guarda e poi mi sorride.

<<Anche a me piacciono, sembra che abbiamo già due cose in comune. Hai da fare adesso?>>

<<No, niente.>>

<<Conosco un posto dove ci sono dei fiori bellissimi, vado lì solo per guardarli. Ti andrebbe di venire con me?>>

<<Sì, certo.>>

Ma è meraviglioso! Prendo una maglia e usciamo. Non prima però che mia madre mi fermi.

<<Julia, dove vai?>>

<<Esco, vado in un posto.>>

<<Per fare cosa?>>

<<Per trovare ispirazione per la mia prima poesia, mamma!>>

<<Non tornare tardi!>>

Lena mi guarda incuriosita, è stupenda, credo che non ci sarà bisogno di andare in nessun posto per ispirarmi, ho già tutto qui davanti a me.

“I wandered lonely as a cloud...”

 

 

 

FINE

Note di fine capitolo:

"I Wandered Lonely As A Cloud" è di William Wordsworth, famoso poeta inglese. Consiglio la lettura di questa poesia, per chi non la conoscesse già.



Inserisci il codice di sicurezza: