Un'Anima Persa Per Amore by Miki

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Note della fiction:

Scrissi questa FF in un periodo in cui ero molto triste, penso che si senta.

 

Disclaimer: Tutti i personaggi pubblicamente riconosciuti, incluso il totale scenario, ecc.. sono di proprietà dei rispettivi autori. I personaggi e le storie originali sono di proprietà dell'autore.  L'autore non è in nessun modo associato con i proprietari, creatori, o produttori di qualsiasi materiale a cui si è ispirato.  Non è intesa alcuna violazione di copyright.

Note per questo capitolo:

 

 

 

 

 

 

 

 

2 ottobre

Fa caldo o sono io? Sono tutta sudata. Dovrei andare a letto, dovrei recuperare un po’ di sonno, ma non m’importa di come sto. Ad un tratto non m’importa più nemmeno se sono viva o no. Tutto questo per quello che molti chiamano amore, e si direbbe che è un motivo stupido e banale. Ma io la amo, non credo che sia stupido o banale. E’ folle, questo sì, questo lo ammetto. Sto perdendo la cognizione del tempo, che ora sarà? E’ passata mezzanotte? Che cosa starà facendo? Dorme già o è ancora sveglia? Domande inutili, non lo saprò mai. Come posso saperlo?

Sto sudando freddo, non è normale. Ma ormai non conta, ho stravolto tutti i miei equilibri, non solo quelli fisici, sento la mia anima perdersi, sento i pezzi di me stessa diventare ognuno qualcosa a sé, senza più unità, non posso controllarmi. Ma qualcosa riesco ancora a fare: sentire.

Sentire e buttare giù su un foglio ciò che sento. Dio solo sa quanto vorrei poterla stringere ora, stare tra le sue braccia, con la testa sul suo seno a sentire il suo cuore che batte, mi basterebbe. Vorrei sentirle dire: “Stringimi, Julia. Non lasciarmi.” e io non lo farei, non la lascerei mai. Ma se fosse il contrario? Se fosse lei a starsene sul mio petto e se sentisse il mio cuore che pulsa sangue incontrollato si spaventerebbe, e non servirebbe a niente dirle: “Stringimi, Lena. Ti prego, non lasciarmi.” lei lo farebbe, lei mi lascerebbe.

La mia anima allora sì che sarebbe persa per sempre. Sarei una delle tante anime perse, avrei giurato che non sarebbe stato mai così, non sarebbe successo. La mia anima, colma d’amore, si perderà. Vorrei piangere tanto affinché non ci siano più lacrime da far uscire, ficcarmi due dita in gola per buttare fuori tutto quello che ho dentro, ma non cibo, quello no. Non ne ho, non ho mangiato neanche oggi, ma non lo faccio per sforzo, ormai anche i morsi della fame si sono stancati di farsi sentire. Tutto quello che mi è rimasto dentro è l’amore per lei. Sarebbe così facile se fosse qualcosa di tangibile, di concreto, come se facesse parte del mio corpo e potessi rimetterlo fuori forzandomi al vomito, ma non si tocca l’amore, si sente solo.

Io sento, e sento che sta qui dentro a distruggere tutto e non posso toccarlo, non posso oppormi, la mia anima si sta perdendo.

...

Un freddo improvviso mi colpisce, è già tempo di andare? No, ho solo lasciato la finestra aperta e il fatto che sia sudata e per di più mezza nuda non aiuta. Ci manca solo un bel malanno, dovrò restare a letto per forza, non potrò andare alla sua festa. Sì, perché dopodomani è il suo compleanno, mi ha invitata ma sono una dei tanti, non perché ci tenga a me. Se non ci vado, non se ne accorgerà neanche.

Ora si è fatto davvero tardi, sarà meglio che cerchi di dormire un po’, perché se si sveglia mia madre e mi trova ancora alzata s’insospettisce. Ma tanto chi può vedere la mia anima?

 

Julia

 

 

Giovedì, siamo giusto nel mezzo della settimana, domani è il compleanno di Lena. Mi chiedo perché non abbia fatto la festa di sabato, visto che era soltanto un giorno dopo.

Anche a scuola mi sto isolando, purtroppo non mi riesce sempre, come adesso, vedo due mie amiche venirmi incontro.

<<Julia!>>

<<Sì?>>

<<Cavolo, ma è impressione mia o sei dimagrita? Vuoi diventare invisibile?>>

<<Sarebbe un’idea...>>

<<Un’idea? Fatti venire un’idea per il regalo per Lena piuttosto! Tu lo fai con noi, vero?>>

<<Ah...sì, perché no?>>

<<Bene, allora comincia a conservare i soldi. Noi dopo scuola andiamo a farci un giro, sei dei nostri?>>

<<No, grazie, Nadja.>>

<<Ok, magari un’altra volta, eh?>>

<<Sì...come vuoi.>>

Nadja e Masha si allontanano, ma non abbastanza perché io non possa sentirle parlare.

<<Nadja, ma cos’ha Julia?>>

<<Non lo so, forse mangia troppo poco, sembra debole.>>

<<E perché non dovrebbe mangiare? E’ già così magra! Io sì che dovrei dimagrire, guarda che fianchi spaventosi!>>

<<Masha! E finiscila una buona volta, possibile che non capisci che uno può mangiare poco anche per altri motivi, non solo perché deve dimagrire.>>

<<Ah! ...e perché?>>

<<Non lo so, avrà problemi di cuore.>>

Ora sono troppo lontane, non le sento più.

Problemi di cuore? Io sto benissimo! Posso correre, saltare, sforzarmi fino all’estremo limite, non ho problemi di cuore. Funziona bene, pompa sangue regolarmente. Che sciocchezza questa storia del cuore. E’ solo un organo come gli altri, forse un pochino più importante perché centrale, ma se si ferma per un po’ non muori nemmeno. Il cuore c’è, lo puoi toccare, puoi strappartelo dal petto quando vuoi, ma l’anima come la tocchi? Allora è da lì che viene l’amore, è lì perché nessuno possa toccarlo.

Dopo scuola non torno a casa, ma non vado nemmeno con Nadja e Masha, me ne vado in uno di quei giardinetti poco lontani da qui. Mi siedo ai piedi di un albero, sento l’erbetta fresca sotto le mani, non importa se mi sporco di terriccio. Molti studenti, anzi soprattutto studentesse, vengono qui a fare una passeggiata, o perché devono tornare a scuola per le attività extra-curricolari e quindi non hanno il tempo di andare a casa per il pranzo, oppure semplicemente per starsene da soli in pace. E’ il mio caso, anche se io sto da sola ma non in pace. Non trovando altro da fare mi metto a giocherellare con l’erbetta, tirandone qualche filo di tanto in tanto. Ho lo sguardo perso nel vuoto, non so neanch’io a cosa sto pensando, forse di nuovo a lei? Non vorrei, ma non posso controllarmi. La vista mi si offusca, quando all’improvviso qualcosa attira la mia attenzione: un gruppetto di ragazze, è Lena con le sue amiche. Rimango ferma, la guardo fissa, lei parla con le altre, poi si gira e in un attimo mi sento di nuovo viva, completamente nuda di fronte a lei, che sorride ignara di tutto. Mi saluta con la mano e io faccio lo stesso, certo la mia faccia non dev’essere una delle più convincenti, ma almeno ci provo, lei continua a camminare, si rigira e in breve tempo scompare dalla mia visuale. E’ bastato un attimo, ormai non distinguo più l’effetto che mi fa, se bene o male, forse entrambi allo stesso tempo. Ho ancora le mani sul terreno, osservo la mia destra, come prevedevo mi sono sporcata. Sento qualcuno correre, alzo la testa, è ancora lei, da sola questa volta. Io la guardo a bocca aperta, la fronte corrugata e gli occhi imploranti per avere una singola goccia della sua essenza, come se i miei occhi potessero farle capire che voglio che rimanga qui con me, ma già so che fuggirà via prima che io possa persino richiamare alla mente tutte le cose che vorrei dirle.

<<Ehi, ciao!>>

<<Ciao.>>

<<Volevo solo... – il suo volto sorridente assume un tratto preoccupato – ...ma non ti senti bene?>>

<<Io...non lo so...>>

<<Non è che hai la febbre?>>

Mi mette una mano sulla fronte e io chiudo gli occhi, mi sento girare tutto, sì, forse ho la febbre, ma che importa? Se lei è qui potrei avere qualsiasi cosa, non me ne frega.

<<Accidenti se scotti, Julia! E io che ero venuta per chiederti se venivi alla mia festa! Finisce che sei a letto domani.>>

<<A letto?>>

<<Per forza! Anzi, è meglio che vai a casa invece di stare qui.>>

Che cosa strana, lei si preoccupa per me, è venuta per chiedermi se vado alla sua festa.

<<No, io domani vengo.>>

<<Ma scherzi? E’ più importante la tua salute della mia festa! Ci vediamo lunedì, ok? Ora vado, ciao.>>

Mi fa di nuovo “ciao” con la mano mentre se ne va. Mi sento di nuovo sudare, un calore quasi insopportabile pervade il mio fragile corpo, già debilitato dall’assenza di cibo in quest’ultimo periodo. Non sto bene davvero. Ma io devo andare, non posso mancare alla sua festa, non dopo che lei è venuta qui a chiedermelo. Oh, destino ingrato, perché adesso? Perché devo stare male ora che lei si è accorta di me? Anche ora, come ieri, vorrei piangere ma me ne manca la forza. Sono troppo accaldata, mi sento bollire il viso, gli occhi pesanti. In un modo o nell’altro devo tornare a casa, mi appoggio all’albero, che mi fa d’aiuto per alzarmi, ammesso che abbia abbastanza energie per reggermi in piedi. Prima di allontanarmi osservo ciò che io stessa ho fatto inconsciamente. Non c’è più traccia d’erba ai piedi dell’albero, l’ho strappata tutta io senza accorgermene. Vi è rimasto solo terriccio, sporco e insensato, brutto a vedersi. Cosa ne è rimasto di me?

 

 

 

3 ottobre

Non so come, ma sono tornata a casa. Credo che non riuscirò a nascondere a mamma e papà che ho la febbre alta, a meno che non mi chiuda a chiave, ma poi comincerebbero ad urlare, già lo so. Mia madre non sopporta che mi chiuda dentro, mille volte ha minacciato di confiscarmi la chiave della mia stanza, ma non lo fa perché sa che quando vengono i miei cugini non posso farne a meno, mi distruggerebbero tutto. Così è ancora qui, nella toppa, e se stasera va male sarò costretta a disobbedire ancora. La cosa peggiore è che ora ogni singolo rumore mi giunge all’orecchio accentuato di un milione di volte, come riuscirò a sostenere quelle grida? Sono fra l’incudine e il martello, fra due fuochi.

Domani non andrò a scuola, non posso, devo stare qui fino all’ora della festa, non posso rischiare di uscire prima, potrei peggiorare, invece io vorrei farla scendere questa dannata febbre. Non potrò nemmeno andare con Nadja e Masha a comprare il regalo per Lena, ma questo non è un gran problema. Mesi fa le comprai già qualcosa per S. Valentino, ma non ho mai avuto il coraggio di darglielo. E’ qui, nel cassetto, ancora incartato. Glielo darò domani per il suo compleanno, fa lo stesso. Poi sono più contenta di farle un regalo solo mio, voglio che capisca quanto ci tengo.

...

Non ho neanche la forza di far girare questa maledetta chiave nel cassetto. Credo che lo prenderò domani, quando starò meglio, ora riesco a malapena a tenere la penna fra le dita per scrivere. Devo alzarmi da questa sedia, spero di riuscire ad arrivare al letto senza svenire.

Domani è il grande giorno e io devo stare bene a tutti i costi. Devo farcela, questo fa di me ancora un’anima persa?

 

Julia

 

 



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