Cielo D'Estate by Miki

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Note della fiction:

Disclaimer: Tutti i personaggi pubblicamente riconosciuti, incluso il totale scenario, ecc.. sono di proprietà dei rispettivi autori. I personaggi e le storie originali sono di proprietà dell'autore.  L'autore non è in nessun modo associato con i proprietari, creatori, o produttori di qualsiasi materiale a cui si è ispirato.  Non è intesa alcuna violazione di copyright.

 

 

Dicono che è bello guardare il cielo d’estate, così azzurro, così perfettamente sgombro da nuvole, invaso dal sole che ne fa da padrone incontrastato. Indubbiamente è così, ti fa sentire bene, ti mette una gioia addosso apparentemente immotivata. Dicono che ti basta guardarlo, il cielo non puoi toccarlo, non puoi arrivarci, ma le cose belle sono così, ti basta ammirarle e ti senti anche tu parte di tanta bellezza, arrivi a chiederti da dove venga questa fortuna, ti chiedi: “Cosa ho fatto per meritare di ammirare una cosa tanto bella, di assistere alla manifestazione di tanta magnificenza?”.

A volte capita che la luce del sole ti accechi, che a forza di guardare quel cielo ti vengano le lacrime agli occhi: lì ti rendi conto dell’imperfezione che rappresenti, siamo solo esseri umani e il cielo sulle nostre teste è qualcosa d’immenso, di grandioso, d’inspiegabilmente semplice e perfetto allo stesso tempo. Quelle lacrime sono il prezzo da pagare, stai qui, quaggiù, e la bellezza del cielo ti lascia talmente esterrefatta che in cuor tuo sai che non potrai mai arrivarci, e guardandolo ti viene da piangere. Eppure ci provi sempre, non smetti di provare a guardare il cielo e a sognare di arrivarci un giorno.

Poi ti capita l’inconcepibile, l’inaspettato e tanto atteso: ti succede di provare queste emozioni non più solo per il cielo, ma per una persona. Julia è un cielo d’estate. Lei è perfetta, la luce nei suoi occhi azzurri risplende incessantemente e mi dà gioia il solo guardarla. Ogni suo sorriso è il regalo più bello che possa ricevere, una cosa semplicissima basta a rendermi felice.

Non bado alle lacrime che devo versare a volte, quelle sono il prezzo da pagare, non posso raggiungerla, ma non smetto di sognare.

 

E’ finito un altro giorno di scuola, sembra appesantirsi ora che è arrivato il caldo, il sole rovente c’impone vestiti leggeri, c’accompagna lungo la strada da fare per tornare a casa.

<<Che facciamo oggi?>> mi chiede.

<<Non lo so, non ho pensato a niente. Forse dovrei studiare e...>>

<<Oh, andiamo Lena! La scuola sta per finire, non ha senso studiare adesso. Andiamo a farci un giro!>>

<<Perché?>>

<<Hai senza dubbio bisogno d’aria, e poi guardati, sei pallida da far paura. Non ti fa bene stare sempre in casa.>>

<<Ma io non sto sempre in casa.>> lo ammetto, mi piace da matti farla esasperare, perché poi comincia a farmi facce assurde, mi fa delle smorfie e qualche volta cerca di farmi pure l’imitazione. Non saprei dire se la fa bene, perché io stessa non mi rendo conto di come posso apparire agli altri, confesso che spesso sono fin troppo chiusa nel mio mondo.

<<Nooooo.>> e come avevo previsto attacca con le sue solite scene, si stringe la cravatta al collo per dar l’idea di una che vuole soffocarsi. Io rido.

<<Basta Julia, un giorno o l’altro ti farai male sul serio.>> le dico mentre l’aiuto ad allentarsi di nuovo la cravatta. Nel frattempo siamo arrivate da me, casa sua invece è abbastanza più lontana.

<<Allora, che si fa?>>

<<Te l’ho detto, non lo so...>>

<<Ah, vabbè, ho capito.>> dice senza più guardarmi in viso, ma volgendo la sua attenzione ad altre cose.

<<Capito cosa?>>

<<Potevi dirmelo da subito che devi uscire con Tonja.>> e qui capisco che sta facendo l’offesa.

<<Cosa? Ma non è vero! Non ho impegni né con lei né con nessun altro.>>

<<Allora esci con me!>> mi fa con quel suo sorriso furbo.

<<Ok, va bene.>> ecco qua, ha vinto di nuovo, mi conosce troppo bene, almeno quasi in tutto... <<Però non troppo presto perché...>>

<<Perché devi studiare tu, lo so! D’accordo, verrò a prenderti più tardi, va bene alle sei e mezza?>>

<<Uhm...sì, credo di sì.>>

<<Ok, a più tardi, ora scappo.>> mi stampa un bacio sulla guancia e se ne va, mentre io rimango imbambolata davanti casa per cinque minuti buoni, come sempre.

 

Il suo ritardo non mi preoccupa, è sempre così e non cambia certo per me. L’aspetto fin quando non sento degli strani rumori oltre la finestra aperta; mi sporgo appena e la vedo che parla con un cane, o almeno prova a fare i suoi stessi versi. Non cambierà mai, e io ne sono contentissima. Come si può desiderare che una cosa già perfetta cambi? Io la voglio così com’è. Visto che ormai so che sta qui, esco per andarle incontro. Mi vede prima il cane, che si dilegua, così che lei possa accorgersi di me. Ancora una volta ad accogliermi c’è il suo sorriso che mi lascia senza parole.

<<Ehi! Scusa, stavo per bussare.>>

<<Non fa niente, tanto lo sapevo. Possiamo andare ora?>>

<<Certo.>> e dicendo questo mi prende sotto il braccio e cominciamo la nostra passeggiata.

<<Dove?>>

<<Dove so io.>> una risposta esauriente!

<<Uffa, Julia...>> mi lamento.

<<Vedrai che ti piacerà.>>

Camminiamo, sempre andando non so dove, nel frattempo parlando delle solite cose, della scuola, dei nostri amici, di argomenti vari. Lei sembra un po’ soprappensiero, mi accorgo che mi ascolta, ma non come fa sempre, anche se si sforza il più possibile di darmi attenzione. Poi si ferma e sembra che finalmente questa lunga passeggiata sia giunta al termine.

<<E’ qui?>> le chiedo.

<<Sì.>>

Effettivamente è un posto carino, un po’ isolato dal resto, si sente odore di terriccio bagnato probabilmente da qualche pompa, non piove da diversi giorni, è estate. C’è un muretto, mi fa cenno di sederci. Mentre mi siedo, il mio istinto è di alzare la testa e ammirare ciò che c’è sopra di noi.

<<Qui te ne puoi stare in tutta tranquillità a guardare il cielo.>> mi dice così, casualmente, allora io mi volto e la guardo, lei sorride.

<<Eh?>> faccio finta di non aver capito.

<<Cosa credi? Che io non ti noti? Lo vedo che te ne stai sempre tutta assorta, col naso all’insù a guardare il cielo estasiata.>>

Io non dico niente, anzi, abbasso lo sguardo, non mi aspettavo che una cosa così personale si notasse così tanto. Continuo a non parlare finché lei non riprende.

<<Guarda che non c’è niente di male, eh? Tutt’altro, è molto carino.>>

<<Sì?>> chiedo incerta.

<<Sicuro! Ti ho portata qui apposta, penso che da qui faccia un altro effetto.>> sorrido alla sua dolcezza, è vero, ha trovato questo posto per me, lei non sarebbe il tipo da starsene in luoghi del genere; mi convinco delle sue parole e rialzo lo sguardo, verso l’alto.

<<E’ vero.>> le dico, e dopo questo c’è solo silenzio tra noi. Noto che anche lei ora guarda in su, ha un sorriso compiaciuto, di chi sente di aver appena fatto una cosa giusta.

Mi fa un po’ strano essere qui con lei, non posso fare a meno di pensare che è venuta a regalarmi il cielo, e ora vorrei che il cielo venisse a regalarmi lei, li considero così simili. Rimaniamo diverso tempo così, di tanto in tanto mi giro per guardarla, lei avverte il mio movimento e lo imita, e quando c’incontriamo con gli sguardi mi sorride, ma non dice niente, ed io mi sento troppo affascinata da entrambe le bellezze per me assolute per parlare. Credo che non siamo mai state tanto tempo senza dire una parola, ma è bello, l’avverto come una cosa naturale e necessaria, non potrebbe essere altrimenti.

Il tempo però passa, i colori caldi del tramonto arrivano a portarsi via quel cielo che tanto amo. Sospiro.

<<Mi dispiace. – fa lei, deve avermi sentita – Dovrai aspettare domani per rivederlo.>>

E’ vero, ma fortunatamente lei è ancora qui con me, lei posso ancora guardarla.

<<Ah, non importa, tanto quando è sera posso vederlo...>> mi fermo e mi stupisco di ciò che stavo per dire. La felicità che ho provato oggi stava per tradirmi, facendomi dire qualcosa che normalmente non dovrei.

Lei scende dal muretto, la vedo sfregarsi un po’ la nuca e i lati del collo, sorrido, non è abituata a stare tanto tempo in quella posizione. Quasi rido al vedere le sue smorfie, per un attimo dimentico a che punto stavamo, poi si avvicina a me che sono ancora seduta, si avvicina talmente tanto che non posso guardare altro che lei, mi fissa con una serietà improvvisa e sussurra: <<Puoi vederlo? E come?>>

<<Io... no, ma io non...>> adesso non so proprio che dirle.

<<Cosa?>>

<<E’ una cosa stupida.>> non me la sento di mentirle inventando chissà cosa, non sarei nemmeno credibile, lo so.

<<Sai che niente che riguardi te è stupido.>> continua a sussurrarmi, aspettando che io le risponda, ovviamente non mi esce niente per diverso tempo, finché lei non torna ad insistere. <<Lena...>> sentirle pronunciare il mio nome sussurrando mentre mi guarda con quei suoi occhi che mi implorano di risponderle è troppo. Decido d’improvviso di dirle la verità.

<<Nei tuoi occhi.>>

L’ho detto, è fatta, ci guardiamo ancora fisse, ora se vorrà capire capirà, altrimenti faremo finta di niente per sempre. La guardo e il cuore mi batte all’impazzata mentre aspetto una sua reazione, ma non riesco a intuire niente, sono troppo agitata.

Dopo questi interminabili secondi, mi arrendo, smetto di fissarla e mi volto alla mia sinistra per scendere dal muretto, che potrebbe rivelarsi un po’ difficile visto che lei non accenna a spostarsi, anzi, proprio mentre sto per lasciarmi scivolare per mettere i piedi a terra, la sento afferrarmi per la vita, nel mio scendere rischio quasi di perdere l’equilibrio, ma riesco a mantenermi, e non certo grazie a lei, anzi, era lei che mi stava facendo cadere. La guardo di nuovo a bocca aperta con l’intenzione di chiederle cosa pensava di fare, ma non ne ho l’opportunità, perché lei mi stringe ancora di più a sé e poi mi bacia.

E’ strano, non è il bacio che ho sempre immaginato nella mia testa, non fa altro che tenere le sue labbra premute contro le mie, sento che mi stringe sempre più, allora improvvisamente capisco il perché: pensa che io possa scappar via, ha paura di staccarsi da me anche solo per un secondo, perché poi mi basterebbe per lasciarla e andarmene. Ma quello che non sa è che io non voglio lasciarla, mai, per niente al mondo.

C’è solo una cosa da fare per rassicurarla: l’abbraccio forte anch’io, per non darle più dubbi. Come avevo immaginato, lei si stacca un attimo da me, ci guardiamo, sempre abbracciate, poi finalmente arriva il bacio vero, quello che sogno da sempre, quello più intimo, quello che ci permette di sentire davvero quello che proviamo. Ci stacchiamo per qualche secondo per guardarci e sorriderci, e poi riprendere ancora e ancora e ancora. Sembra impossibile, ma è realtà.

 

C’è un cielo lontano, che non puoi raggiungere, che puoi guardare e per il quale puoi ardere di desiderio fino a morirne, un cielo meraviglioso e pertanto troppo bello per una singola persona, quell’immenso che vedi sopra di te è il cielo di tutti.

C’è un altro cielo lontano, che sembra irraggiungibile e che desideri altrettanto, ma quello è un tesoro solo tuo, e se ci credi davvero un giorno potrai arrivarci, oppure ancora, quando meno te l’aspetti, verrà da te.

Julia è il mio cielo d’estate.

 

 

 

FINE



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