Fredda Come Un Gelato by Miki

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Note della fiction:

Questa FF è stata scritta in due momenti diversi, quindi mi scuso per eventuali discrepanze.

Inoltre, contiene un autoriferimento: qui Julia lavora in una gelateria proprio come Miki, la protagonista di "Marmalade Boy", manga e anime giapponese, da quale viene il mio nick. ;-)

 

 

Disclaimer: Tutti i personaggi pubblicamente riconosciuti, incluso il totale scenario, ecc.. sono di proprietà dei rispettivi autori. I personaggi e le storie originali sono di proprietà dell'autore.  L'autore non è in nessun modo associato con i proprietari, creatori, o produttori di qualsiasi materiale a cui si è ispirato.  Non è intesa alcuna violazione di copyright.

 

Solito posto, solita comitiva, solite chiacchiere. Ma in fondo sono le mie amiche, le conosco, perché mi lamento? Sarà che sono la più timida delle quattro, che per questo non riesco mai a controbattere, ma questa volta sembra proprio che stiano cercando di incastrami. Hanno sempre qualche idea strampalata per la testa, sì, non c’è dubbio, sono proprio amiche mie! Mentre aspettiamo che qualcuno venga a servirci i gelati che abbiamo ordinato, continuano con le loro suppliche.

<<Dai, Lena, tanto che fa? Sei la preferita dei professori! Anche se ti vedono, potranno mai incolparti? Non credo!>> dice Nadja.

<<Sul serio, Lena, pensa a noi povere anime! Non ce lo meritavamo mica quel brutto voto!>> prosegue Nina.

<<Ma non so se...>> mentre cerco di addurre una scusa plausibile, chiedo che qualcosa faccia distogliere la loro attenzione da me. Lo so che sarebbe un miracolo ma, chissà, a volte i miracoli accadono.

Proprio in quel momento arrivano i nostri gelati portati da una ragazza a cui non può essere risparmiata la squadrata di rito che fanno sempre loro. In effetti devo ammettere che la guardo anch’io, forse perché la conoscono un po’ tutti e non mi aspettavo di vederla qui. Fatto sta che sono l’unica a rispondere: <<Grazie.>>

Neanche lei dice una parola e dopo aver dato ad ognuna il suo gelato se ne va. Aspetto la reazione di una di loro tre.

<<Oddio! Avete visto?>> fa Nadja.

<<Sì, ma vi rendete conto?>> le rifà il verso Nina.

E io, dentro di me: “Evviva, il miracolo si è compiuto! Non pensano più a me!” Hanno altro di cui parlare adesso.

<<Chi l’avrebbe detto? Julia Volkova lavora nella “nostra” gelateria.>> riprende Nadja.

<<Questo è uno scoop!>> esclama Nina.

<<Ma da quanto? Noi veniamo qui spesso, non l’avevamo mai vista prima.>> si domanda Nadja.

<<Dimenticate che ha da poco lasciato la scuola? Evidentemente ha pensato di trovarsi un lavoro e qui cercavano qualcuno.>> propone con logica Oksana.

<<Ma certo, ha lasciato la scuola qualche mese fa e ora lavora qui, nelle scorse settimane cercavano una ragazza.>> dice Nina, con entusiasmo per la trovata soluzione.

<<E io che ho detto?>> si dice sottovoce Oksana, ma io posso sentirla perché sono seduta vicino a lei. Poverina, la capisco, perché il più delle volte non ascoltano neanche me.

Così l’argomento del giorno è stato drasticamente modificato da “Lena deve cancellare i brutti voti” a “Julia Volkova lavora in gelateria”. Tutto sommato mi è andata bene, nonostante io non sia il tipo a cui piace sentire i soliti pettegolezzi, anche perché ripetono cose già risapute: Julia Volkova, minuta ma dal bell’aspetto, è sempre stata sulla bocca di tutti per i suoi comportamenti trasgressivi, al limite della decenza direi. E’ la ragazza più chiacchierata della scuola, o almeno lo era fino a qualche tempo fa, visto che ora non viene più a scuola con noi. La cosa che più mi infastidisce di questa storia è che non riesco mai a capire se l’ammirino o la disprezzino, perché mi sembra sempre che ne parlino una volta bene e un’altra male e che si contraddicano da sole. Basta sentirle.

<<Visto che taglio che s’è fatta? Come le sarà venuto in mente?>>

<<Forse s’è fatta consigliare, ma non mi stupirebbe se fosse un’idea sua, lo sappiamo che se ne intende di queste cose.>>

<<Quelle ciocche che sembrano saltarle dalla testa!>>

<<Che ragazza con stile!>>

Queste sono Nadja e Nina, e scommetto che appena usciranno di qui telefoneranno al parrucchiere per sapere se è possibile fare lo stesso con il loro tipo di capello. Col mio no sicuramente!

<<Sì, sì, sempre a parlare della fighetta della scuola.>> ohi-ohi, certo che oggi Oksana non è di buon umore, sta peggio di me.

<<Ma ci segui, Oksana? Abbiamo detto che non viene più a scuola con noi.>> fa Nina con irriverenza.

<<Ma certo che voi...mi è anche passata la voglia di mangiare questo gelato!>>

<<Ne vuoi un altro? – chiede ingenuamente Nadja – Perché non vai a chiedere alla gentilissima ragazza al bancone?>>

<<Certo, con i modi che si ritrova, se li saprà tenere ben stretti i clienti!>> commenta Nina ridendo.

Mi sento in dovere d’intervenire:<<Forse non era questo che intendeva dire Oksana...>>

<<Ma certo! – esclama Nadja battendo una volta le mani – Vacci tu!>>

<<Cosa?>> forse non è stata una buona idea mettermi in mezzo!

<<Vai tu a chiedere un altro gelato per Oksana.>>

<<Ma Oksana non vuole un altro gelato, vero?>> mi giro verso di lei per avere conferma, però intanto lei è tutta presa dal cellulare, probabilmente è il suo ragazzo.

<<Fate quel che volete, io devo fare una telefonata.>> risponde casualmente, si alza e si allontana. No, Oksana, non lasciarmi anche tu! Mentre riprendo a pensare a come scamparmela, Nadja e Nina continuano ad insistere.

<<Dai, Lena! Sai che faccia farà, così la metteremo un po’ in difficoltà, vai adesso che è sola, non c’è nessun altro.>>

Quante volte mi sento dire “Dai, Lena!”? Ho smesso di contarle diverso tempo fa. All’inizio non lo facevano perché sapevano che non mi lasciavo trascinare dai loro giochetti; poi, errore mio, ho cominciato ad assecondarle in alcune cose che divertivano anche me, ma da allora si sono prese il dito con tutta la mano! Riflettendoci, che sarà mai andare a chiedere un altro gelato? Lo so che quella lì, Julia Volkova, non è una qualunque ed è espressamente per questa ragione che Nadja e Nina vogliono che io ci vada, ma alla fine dei conti non è questa grande sfida da affrontare. Le guardo e sospiro pesantemente.

<<Va bene, vado.>> mi alzo dal tavolino e le lascio sole, visto che Oksana ancora deve tornare dalla sua telefonata. Vorrei che mettessero in conto tutto quello che faccio per loro, se osassero dimenticarlo gliela farei pagare molto cara un giorno! Arrivo al bancone proprio mentre entra una signora con un bambino, così aspetto che vengano serviti prima loro; in effetti si vede che Julia non è molto esperta di gelati, è un po’ impacciata, ma forse sono io che analizzo troppo le persone e probabilmente gli altri clienti non lo notano nemmeno. Quando loro se ne vanno, mi avvicino e lei mi guarda con espressione interrogativa. Mi appoggio al banco dei gelati e le dico freddamente: <<La mia amica vorrebbe un altro gelato.>>

Se non fosse che spesso mi danno dell’allucinata, giurerei che sta ridendo sotto i baffi. E già, lo so perché: sta pensando che si vede lontano un miglio che io sono la “sottomessa” del gruppo e che per queste cose mandano sempre me. Ma non importa, non mi conosce e inoltre nessuno sa dei miei piani di vendetta nei loro confronti appena me ne faranno una.

<<E con che gusti lo vorrebbe, la tua amica?>>

A questa domanda comincio a guardare i vari gusti disponibili, non avevo pensato di chiedere, ma d’altronde a Oksana stessa non importa di un altro gelato, quindi butto lì tre gusti a caso. Evidentemente lei non gradisce la combinazione scelta perché la noto fare una smorfia, ma prende una coppa di vetro e comincia a distribuirci i gusti. Voltandomi a destra vedo Nadja e Nina che guardano la scena, sono girate sulla sedia perché altrimenti dalla loro posizione non avrebbero visto niente, quelle con le sedie verso il bancone eravamo io e Oksana, che ora sedute non ci siamo più. Le vedo farmi qualche gesto e capisco al volo cosa vogliono. Anche se la cosa sta cominciando un po’ a scocciarmi, continuo a stare al loro gioco. Mi giro di nuovo verso Julia, sta mettendo l’ultimo dei gusti scelti, in quel momento le dico: <<No, aspetta, quello no, ho cambiato idea, vorrei...>> faccio scorrere lo sguardo velocemente in cerca di qualche altra cosa da farmi venire in mentre, ma si vede che tentenno.

<<Allora?>> domanda lei con tono spazientito.

<<Non lo so, decidi tu.>> opto per questa soluzione.

<<Decido io?>>

<<Sì, io non so che scegliere.>>

<<Ma non era per la tua amica?>> ops!

<<Sì, ma non ci tiene più di tanto.>>

<<Già già.>>

Mi sa che ha mangiato la foglia, ma almeno ha funzionato, sbuffa di nervosismo. Guardo Nina e Nadja e vedo le loro facce soddisfatte. Non ho visto neanche che altro gusto ha messo Julia, ma non ha importanza; con un’espressione esasperata sul viso mi porge la coppa col gelato, aspettando che io la prenda. Non aspetta abbastanza però, visto che la molla prima che io possa afferrarla con presa sicura. Risultato? Riesco ad acciuffare la coppa prima che continui nella sua caduta, ma buona parte del gelato che conteneva finisce sulla mia maglietta. Oh, no! Mi sembrava strano che fosse andato tutto liscio, e infatti ecco la conclusione!

<<Accidenti!>> l’esclamazione di Julia fa accorrere un’altra ragazza che lavora lì che prima stava nel retro.

<<Che succede qui?>>

<<Ah, ho combinato un disastro!>> ammette Julia afferrando uno straccetto, mi suona così strano sentirle dire una cosa del genere.

Fa il giro del bancone e viene verso di me per constatare le condizioni della mia maglietta, che credo siano inutili specificare, non faremo molto con uno straccetto.

<<Siamo spiacenti, signorina.>> dice l’altra ragazza con sincera apprensione.

<<E’ stata colpa mia.>> continua a sottolineare Julia, non so perché. In quel momento entrano altri clienti e io sto ancora lì a mantenermi la maglietta per evitare di far gocciolare il gelato.

<<Puoi occupartene tu? – dice Julia all’altra – Io vedo che si può fare.>>

<<Certo.>> risponde questa tizia.

<<Vieni con me.>> mi dice Julia, non capisco, vuole portarmi nel retro? Mi giro verso Nina e Nadja per segnalare la cosa, ma loro non stanno più guardando, sono occupate a sbirciare oltre il vetro dei ragazzi che stanno passando fuori la gelateria, nulla di insolito in questo! Intanto Julia mi prende per mano e, non avendo la possibilità di rifiutare, la seguo.

Una volta dentro questa specie di deposito, mi lascia la mano e mi dice: <<Aspetta qui.>> e si allontana.

Continuo a mantenermi la maglietta mentre mi guardo intorno: non ero mai stata nel retrobottega di una gelateria! Ma guarda come ti devono capitare le cose, non l’avrei mai detto. Certo, sono stata io a tirare la corda, me la sono un po’ cercata. Ecco Julia di ritorno, ha tra le mani un’altra maglietta.

<<Ecco, puoi mettere questa.>>

<<Perché?>>

<<Perché la tua si è sporcata, no? E’ mia, la tengo per quando devo cambiarmi a volte, dovrebbe andarti bene.>>

La guardo ma non sono convinta della soluzione. Dovrei prendermi una maglia di Julia Volkova? Lei vede il mio indugiare, sta un attimo a pensare e poi mi sorride.

<<Oh, certo. Ti aiuto io a togliere la maglia senza finire di sporcarti.>>

Che? Ho sentito bene? Non faccio neanche in tempo a chiedermelo che lei ha già appoggiato la sua maglia da un’altra parte e ha messo le mani sugli orli della mia per sfilarmela. Mentre la tira su piano nel tentativo di non macchiarmi ulteriormente io cerco di fermarla: <<No, aspetta, sotto questa... – troppo tardi, l’ha già sfilata, tanto vale che finisca di collaborare alzando le braccia - ...non ho niente.>> Appunto, sono rimasta in reggiseno! Lei mi osserva spudoratamente proprio lì, poi si fa una risata.

<<Niente? Io non direi!>> e continua a ridere! Ma...sbaglio o voleva essere un’allusione? Non ho mai sentito una ragazza che facesse commenti sul mio seno; ragazzi sì, ma una ragazza mai! Credo di essermi fatta tutta rossa per l’imbarazzo e il fatto che lei stia ridendo mi fa innervosire e imbarazzare ancora di più.

Mi porge la sua maglietta, non è per niente il mio stile, ma dovrò accontentarmi. Me la infilo e già sento la mancanza della mia bella maglietta rossa, semplice semplice. Naturalmente mi riprendo anche la mia, sto quasi per andarmene quando mi rendo conto che devo ringraziarla.

<<Ah, grazie Julia.>>

<<Prego...tu come ti chiami?>>

<<Lena Katina.>> giustamente, lei è conosciuta, io molto meno.

<<Prego Lena, è stato un piacere.>> e mi fa l’occhiolino. Vuol farmi imbarazzare sul serio allora!

<<Beh...quando devo dartela di nuovo?>>

<<Che cosa?>> dice con un sorrisetto che non mi piace per niente.

<<La tua maglia!>>

<<Ah! Quando vuoi, puoi passare qui e me la restituisci.>>

<<Ok, grazie ancora.>>

<<Non c’è bisogno di ringraziare, è stata colpa mia.>>

Non del tutto, ma è meglio che taccia su questo. Con persistente imbarazzo, m’incammino verso la porta che dà sul locale principale, usciamo entrambe, Julia ha un sorriso stampato sulla faccia che ancora non mi piace.

<<Tutto a posto, abbiamo risolto.>> dice alla sua collega, mentre questa, guardandomi, può constatare la soluzione che abbiamo scelto. Mi fa presente che il gelato che volevo è stato consegnato nel frattempo al nostro tavolo, io sorrido per cortesia a lei e anche a Julia, che ricambia. Torno dalle mie amiche, dopo questa avventura di cui credo non aver visto ancora la fine.

<<Lena, ma si può sapere che hai combinato?>> mi chiede Nadja.

<<Che ci fai con quella maglia?>> domanda ragionevole di Nina. L’avevo detto io, che non era il mio stile!

<<Sei scomparsa persino più tempo di me!>> intanto Oksana sembra aver ritrovato un briciolo d’umorismo.

Ah, quando si dice “Che cosa faresti senza amici?”! Beh, prima di tutto, me ne starei un po’ più tranquilla!

Ad ogni modo, spetta loro un’esauriente spiegazione. Oksana torna a rifugiarsi nella sua indifferenza, mentre mi accorgo subito che ho la piena e assoluta attenzione di Nina e Nadja, sempre pronte a sapere le ultime notizie su cui poi potranno commentare. Eh sì, anche se queste notizie riguardano me, che faccio parte del loro gruppo, ma soprattutto riguardano Julia Volkova, e chi ha da parlare di lei è figo, perché Julia, volente o nolente, va sempre di moda! Non si può dire lo stesso di me, ci sono finita dentro senza volerlo, ma il mio è un ruolo marginale, faccio soltanto parte della “figuraccia”. Mi astengo dal riportare il commento di Julia su...quella parte del mio corpo, il solo pensarlo m’imbarazzerebbe di nuovo e non ho più intenzione di arrossire almeno per oggi!

Quando finalmente decidono che possiamo andarcene, mi tocca avvicinarmi a Julia per chiedere conferma della restituzione della sua maglietta.

<<Quando vuoi...aspetta, non esattamente. Domani non ci sono e questa domenica siamo chiusi. Da lunedì in poi invece mi trovi sicuramente.>>

<<Quindi te la riporto qui?>>

<<Sì, dove vuoi riportarmela? A casa mia?>>

Quest’idiota si mette a ridere, mentre io maledico il mio eterno imbarazzo e la mia altrettanto eterna insicurezza.

Per una volta le mie amiche si ricordano di essere tali e Nina risponde per me: <<Te la riporta qui, non ci terrebbe per niente a venire a casa tua. Ora andiamo, Lena.>> la guardo un po’ incredula e poi mi giro verso Julia, il mio volto tradisce soddisfazione con tanto di sorrisetto accennato, ma niente di così eclatante, non sono mai stata un’esibizionista, e poi preferisco sorridere a labbra chiuse in ogni caso, ho i denti storti! Bye bye, Julia.

 



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