ESK by Miki

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Note della fiction:

Un'ispirazione improvvisa il mese scorso ha portato un'altra FF.

Disclaimer: Tutti i personaggi pubblicamente riconosciuti, incluso il totale scenario, ecc.. sono di proprietà dei rispettivi autori. I personaggi e le storie originali sono di proprietà dell'autore.  L'autore non è in nessun modo associato con i proprietari, creatori, o produttori di qualsiasi materiale a cui si è ispirato.  Non è intesa alcuna violazione di copyright.

 

Lunedì in ufficio di ritorno dalle ferie. Chiamata interna.
<<Volkova, nel mio ufficio! Adesso!>>
<<Arrivo subito, capo.>>
L'urgenza nella sua voce mi spinge a correre. Non che sia un tipo tranquillo, non lo è mai stato, ma stavolta mi sembra peggio delle altre. Apro la porta, so che non gli va di perdere tempo con bussate inutili, mi ha già chiamata lui. Richiudo sveltamente e mi vado a sedere, lui sempre indaffaratissimo sospende quello che sta facendo.
<<Eccomi, capo.>>
<<Volkova, finalmente sei tornata. Tu mi devi fare un piacere: lo sai che di te mi fido, a differenza della maggior parte di questi idioti.>> è seccato, e molto. Parla molto velocemente quando lo è, a parte quando arriva alla parola “idioti” e simili, che sembra pronunciare sillaba per sillaba.

<<Certo, capo. Mi dica e io farò.>>

<<Stiamo avendo dei problemi per delle anagrafiche incomplete o inaccurate. Non possiamo lavorare bene se non abbiamo tutti i dati dei clienti e soprattutto corretti!>>

<<Ovvio, capo.>>

<<Ecco. Sono già riuscito a risalire alla persona che mi sta combinando guai su guai, o almeno alla sua sigla. Ora dimmi chi diavolo è ESK!>>

<<Uhm... – scorro velocemente le sigle di tutti i miei colleghi nella mia testa, ma non arrivo a niente – non mi richiama niente, capo.>> dico a denti stretti.

<<L'ho letta chiaramente sulle schede, com'è possibile che tu non sappia chi è? Sei a capo del reparto, Volkova, non costringermi a ricordartelo.>>

<<Lo so, capo. L'unica cosa che mi viene da pensare è che sia una delle tre assunzioni fatte da Vasilij mentre io ero in ferie.>>
<<Quell'idiota, è stata una sfortuna aver dovuto assumere proprio quando tu non c'eri.>>
<<Mi dispiace, ma possiamo provvedere immediatamente.>>
Faccio una ricerca veloce col piccolo tablet che ho sempre con me, tramite cui posso accedere ai dati del mio computer.
<<Ecco, capo. ESK: Elena Sergeevna Katina.>>
<<Che nome da idiota!>>
<<Non mi sembra di conoscerla, dev'essere stato proprio Vasilij a....>>
<<Falla fuori! Subito!>>

<<Certo, capo.>>
Mi alzo ed esco dal suo ufficio. So che con lui non si deve perdere tempo.
Torno alla mia postazione, ma so che devo temporaneamente mollare tutto quello di cui mi stavo occupando. Per quanto possa non piacermi dover licenziare, non è la prima volta che mi tocca farlo.
Mi rivolgo ad un collega dell'ufficio a fianco: <<Ciao Kolja, mi sapresti indicare chi è Elena Katina?>>

<<Sì, è quella con i capelli rossi, ma non la troverai in ufficio con gli altri. L'abbiamo spedita a fare fotocopie, così forse fa meno danni.>>

<<E quando imparerete ad avvisarmi di questi casi?>> chiedo io seccata quanto il capo.
<<Scusa, ma non credevamo che fosse...>>

<<Voi non dovete credere! Dovete agire e basta! Questa storia è già arrivata fino al capo, perché io non ne sapevo niente?>>
<<Addirittura! Non sapevo ne avesse fatte tante. Scusa, Volkova, ma sei stata in ferie e...>>

<<Sì, sì, ho capito. Adesso devo andare.>>

Non aspetto neanche che mi risponda, torno in corridoio per arrivare fino alla stanza delle fotocopie. Il nostro è un ufficio abbastanza grande, mi ci vuole un po'. Possibile che per fare due settimane di ferie mi ritrovo piena di casini? Appena acchiappo Vasilij...
Arrivo, sento da fuori la fotocopiatrice in funzione. Apro la porta e vedo fotocopie sparse dappertutto. E intendo davvero dappertutto. D'istinto chiudo la porta dietro di me, quasi a voler evitare che scappino.
<<Ma che cavolo...?>>

Una testa rossa si alza dal basso, non la vedevo perché era ricoperta di fotocopie a sua volta.
<<Ehm, desidera? Le serve la fotocopiatrice? Perché al momento è, uhm...guasta. Credo.>>

Il macchinario impazzito continua a sputare fotocopie in formato A4.

Il mio cervello impazzito continua a ripetersi una sola parola: <<Wow!>>
<<Eh, non so cosa le sia preso, non riesco a fermarla.>>
E' bella, accidenti se è bella. Ma che dico? E' proprio uno schianto! Ah, caro il mio Vasilij, adesso capisco perché l'hai assunta!
<<Sta cominciando anche a fare un rumore strano, forse dovremmo chiamare qualcuno che se ne intende.>>

Le sue parole mi riportano al presente.
Osservo un attimo la fotocopiatrice, poi clicco un tasto e tutto si ferma.
<<Oh!>>

<<Tutto a posto.>> le sorrido.
<<Fantastico! Grazie dell'aiuto, grazie davvero! Non so cos'avrei fatto se lei non fosse entrata.>>
<<Ehi, niente lei. Dammi del tu, scommetto che abbiamo la stessa età. Io sono '85.>>

<<Ehm, d'accordo. Io '84 infatti. Allora, ti ringrazio.>> adesso è lei che mi sorride e io di nuovo penso solo: “Wow!”

<<Non è rotta, si era solo inceppata. Capita.>>
<<Meglio. Adesso non mi resta che raccogliere tutti questi fogli sparsi e cercare un ordine.>> e si riaccuccia a terra.

<<Posso aiutarti se vuoi.>> mi abbasso anch'io e comincio a raccogliere fogli.

<<Grazie!>> lei si gira verso di me con espressione davvero sorpresa.
<<Figurati. Non è niente. E comunque io sono Julia.>> metto i fogli in una sola mano per poterle porgere la destra, la vedo sorridere prima che lei me la stringa.
<<Piacere, Lena. Sono nuova.>>
<<Ah, ecco perché non ci eravamo ancora viste.>> fingo di non sapere niente di lei, mentre già so tutto o quasi. Certo, non sapevo che mi sarei trovata davanti questo splendore!

<<Sì, può essere. Tu di cosa ti occupi?>>

<<Ehm... – oh no, non ci voleva questa domanda – diciamo che faccio quello che c'è da fare.>> non so che razza di risposta sia.

<<Ah, ma anche tu sei qui da poco?>>

<<Dipende da cosa intendi con poco.>> sorrido. Ma quanto so essere evasiva? Tanto.
<<Beh...>>

<<Hai finito lì con i tuoi fogli? Io ho qui i miei.>> non voglio tagliare corto, solo evitare di dirle subito che ruolo ricopro.
<<Sì, credo di averli recuperati tutti. Grazie ancora per avermi aiutata, adesso dovrei tornare di là e risistemarli.>>

<<Certo, andiamo.>> le apro la porta per farla uscire e io dietro di lei

<<Non dovevi fare delle fotocopie anche tu?>>

<<Cosa? Oh, beh, in realtà ero venuta solo per controllare che fosse tutto a posto.>> anche questa risposta lascia a desiderare, ma lei ancora una volta sorride.
<<Che fortuna ho avuto, allora.>>
Mi sento la modalità “Volkova alla conquista” attivarsi. Camminiamo per il lungo corridoio e io cerco di andare il più lentamente possibile.
<<Hai già fatto altre amicizie in ufficio?>>
<<Amicizie? Non direi proprio amicizie, però parlo spesso con Kolja, sembra simpatico. E anche Vlad. Oh, poi ovviamente c'è il tizio che mi ha fatto il colloquio, Vasilij, che si occupa di mostrarmi in cosa consiste il lavoro.>> tutti uomini, complimenti alla rossa.
<<Quindi Vasilij ti sta facendo da tutor?>>
<<Sì, è così. Mi ha detto che il capo-reparto non c'era e quindi si sarebbe dovuto occupare lui di me.>>

<<E lo sta facendo con tutta la calma di questo mondo, immagino.>>

<<In che senso?>>

<<Lascia stare. E niente amiche?>>

<<Qui? Beh, a volte penso che le donne siano un po' troppo pettegole, non so quanto sia saggio legare con le colleghe – poi sussurando aggiunge – sai, possono essere anche molto competitive, volendo arrivare ai piani alti anche prima degli uomini.>>
Io inarco le sopracciglia, stupita da tutti i suoi pregiudizi. Intanto siamo arrivate al suo ufficio e proprio da qui esce un altro impiegato, Vlad, in tutta fretta. Ma si blocca quando mi vede.
<<Oh, Volkova, sei qui! Potresti aiutarci con una pratica? Ci siamo arenati su un problemino e tu saprai sicuramente cosa fare, il capo dice che sei il suo braccio destro, il suo uomo di fiducia. Insomma, ha detto di rivolgerci a te.>>
<<Uomo di fiducia?>> ripeto io.
<<Braccio destro?>> ripete Lena.

<<Sì, Katina. Ti presento il nostro capo-reparto, Julia Volkova. Ma forse vi stavate già presentando voi?>>

<<Ma allora lei è il mio capo!>> fa Lena rivolgendosi a me e cominciando ad arrossire.
<<Ehi, ti ho detto di non darmi del lei.>>

<<Oddio, ma...non si può!>>

<<Ok, Volkova, ti aspettiamo, appena ti liberi...>>

Gli faccio cenno con la mano di avviarsi.
<<Certo che si può, Lena. Non devi farti questi problemi. Non hai sentito che anche gli altri mi danno del tu?>>

<<Ma...e mi hai anche aiutata a raccogliere le fotocopie!>>

<<E allora? Ti ho vista in difficoltà e ho pensato di aiutarti.>>
Lei non parla più, ormai è completamente rossa, credo di averla messa in imbarazzo. Sarà anche perché si è resa conto di essere venuta a fare tutto quel discorso sulle donne competitive proprio a me...
<<Ascolta, adesso abbiamo entrambe da fare, ne parliamo dopo, va bene? All'uscita. Se dovessi fare prima tu, aspettami, d'accordo?>>

<<D'a...d'accordo.>> ripete. Le metto una mano sulla spalla e la guido nell'ufficio dove entrambe dobbiamo entrare. Mentre mi occupo della pratica, ogni tanto alzo gli occhi e vedo che lei mi osserva. Resta da capire il motivo. Vedo anche Vasilij vicino a lei, più di una volta. Amico, hai dieci anni più di lei, perché non la smetti di girarle intorno?

La giornata lavorativa finalmente finisce e lei è davvero lì fuori ad aspettarmi.
<<Scusa, avevo un sacco di cose da sbrigare, sai com'è...>>
<<Certo che lo so, tu sei il capo.>>

<<Ehi, prima di tutto, non lo sono. Secondo: volevo solo darti una mano ad ambientarti, in fondo anche questo fa parte dei miei doveri. Da domani sarai con me e non più con Vasilij.>>
<<Davvero?>>
<<Certo.>>
La verità è che non ho nemmeno ancora parlato con Vasilij e di solito cerco di evitarmi lo svezzamento dei nuovi assunti, con tutte le cose che ho già da fare non è l'ideale. Ma qui siamo in una situazione diversa.

<<Bene.>> lei sembra piuttosto felice. Non mi stupirebbe venire a sapere che Vasilij ha già cercato di allungare i tentacoli.
<<Domattina alla mia postazione, nell'ufficio accanto a quello di Vasilij. E, Lena?>>
<<Sì?>>
<<Un'altra cosa: visto che hai detto di non avere ancora amiche, hai da fare domani sera? Potremmo parlarne con calma davanti ad una bella bistecca. O preferisci il pesce?>>
<<Oh, io...no, va bene qualsiasi cosa. Grazie! Adesso vado, a domani.>>

<<A domani, Lena.>>

Sorrido, soddisfatta di me. Ho già inquadrato tutta la situazione, sono un genio.
Torno a casa e mentre sono sul divano a guardare la TV, mi colpisce la sensazione di aver dimenticato di fare qualcosa al lavoro. Eppure ho rimesso a posto le varie schede, completato le pratiche ancora parzialmente incomplete, risolto il problema di quelli affianco, fatto tutte le telefonate, avviato le pratiche nuove, cosa manca?
Oh, cacchio! ESK! Avrei dovuto licenziarla e invece l'ho invitata a cena!

Sì, sei proprio un genio, Julia!

 

Il mattino dopo sono in ufficio prima di tutti gli altri: se devo proprio fare quello che sto facendo, almeno devo trovare un modo per coprirmi. Recupero tutte le schede segnate con ESK ed è evidente che siano un disastro. Sarebbe interessante capire se è Lena irrecuperabile o se è Vasilij che non si è soffermato abbastanza sul lavoro che c'era da fare, lasciandole fare tutti questi errori. Sistemo le schede compilate da Lena, mi ci vuole un po' ma per il momento dovrebbe andare. C'è da attuare anche la seconda fase, però. Proprio in quel momento arriva lei.
<<Buongiorno, ehm...>>
<<Julia. Puoi chiamarmi Julia. Anzi, devi.>>

<<Allora buongiorno Julia.>> sorride.

<<Buongiorno Lena. Siediti.>>
<<Sono venuta un po' in anticipo sperando di essere la prima, ma tu sei già qui. Fai sempre così presto?>>
Io mi guardo intorno e vedo che ha ragione: è presto e ci siamo solo noi. A questo punto mi è davvero difficile non distrarmi a pensare a cosa potremmo fare invece di star qui sedute a lavorare. Trattengo un sospiro.
<<In realtà no, ma c'erano delle cose che dovevo fare, ho dovuto anticiparle visto che adesso devo occuparmi anche di te.>> le faccio l'occhiolino.
<<Ah, mi spiace creare problemi.>>

<<Non li crei.>> mento spudoratamente, mi sto mettendo in un mare di guai a causa sua, non dovrebbe neanche essere qui davanti a me stamattina.
<<Lo spero. Intendo fare del mio meglio.>>

<<Brava, così mi piaci.>> in verità mi piace in qualsiasi modo.
Così, mentre in ufficio arrivano gli altri, le illustro le cose fondamentali del suo lavoro. Si vede che qualcosina sa già, ma effettivamente sa troppo poco per essere qui da più di una settimana.
<<Un'ultima cosa ma non meno importante, Lena: ho bisogno che tu metta un'altra sigla quando compili le schede, ok? Per il momento non mettere la tua.>>

<<E cosa dovrei mettere? Pensavo fosse necessario inserire la propria per poter risalire a chi se n'era occupato.>>

<<Infatti. Ma alcune disposizioni stanno cambiando. Quindi non mettere ESK, metti VLK, chiaro?>>

<<Sì, chiaro.>>

Se dovesse fare ancora errori e dovesse sfuggirmi, almeno la colpa ricadrà su di me. Il capo non deve sapere che Lena è ancora qui. Poi in futuro vedrò come sistemare la cosa.
La mattinata passa abbastanza tranquillamente finché non arriva qualcuno ad interromperci.
<<Julia!>> mi chiama Vasilij. Quanta confidenza che si prende questo, mi chiama per nome mentre io non ricordo di averglielo mai concesso.
<<Sì?>>

<<Cercavo... – poi vede anche Lena – oh, Lena, ma sei qui.>>

<<Sì, è qui con me perché sono tornata, quindi posso illustrarle io.>> dico autoritaria. Si sente che non ammetto repliche.
<<Capisco. Pensavo che per te fosse solo una scocciatura e volevo evitartela.>> adesso cerca pure di giustificarsi, quando io l'ho capito benissimo cosa c'è dietro.
<<Posso farlo, non ti preoccupare.>>
<<Va bene, allora...vi lascio.>> se ne va senza mai scollare gli occhi da Lena finché non arriva alla porta. Non so davvero che pensare di quest'uomo.
<<E' simpatico, però adesso che sono qui con te è meglio.>> commenta Lena.
Io forzo un sorriso. E adesso chi gliela spiega la situazione?



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