Apri gli occhi by VsyaMoaLubov

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E- Grazie

A- "Lena, mi spiace moltissimo - disse sinceramente Alexia

E- "Non ti preoccupare Alex, ci vediamo dopo."

Fuori dal pub, l'aria fredda della notte le ricevè, dando loro un pò di fiato, liberandole da quella situazione tanto spiacevole.

Y- "Sul serio stai bene?"

E- "Se, grazie Yulia, non immaginavo che le cose si mettessero così"

Y- "Non ti preoccupare, Yagor è così, l'alcool lo trasforma" diceva Yulia mentre disattivava l'allarme della sua automobile.

Dentro il veicolo disse, mentre estendeva la sua mano a Legna.

Y-"Ora senza rumori, ne ubriachi, sono Yulia Volkova Olegnovna" e fece un sorriso incantatore, come ore prima, quando fu scoperta guardando Lena.

E-"Molto piacere Yulia Volkova, io sono Elena Katina Sergeevna" disse la fulva stringendo la mano stesa di fronte a lei. Entrambe risero per il dettaglio del secondo nome, mentre l'automobile si metteva in moto.

Per un momento si sentì un silenzio scomodo, la strada verso casa di Lena era lunga; due perfette sconosciute all'interno di un' auto, ma entrambe le curiose l'una dell'altra; allora simultaneamente entrambe chiesero qualcosa.

E-"Perdono, dicevi"

Y-"Scusa parla tu per prima"

Entrambe risero dissipando la tensione.

E-"Buono a cosa ti dedichi Yulia?"

Y-"Sono pianista, ma lavoro come docente nel Ministero di Musica e tu?"

E-"Psicoterapista"

Y-"Mmmm..."

E-"O pazza, come direbbe Alexia!" espresse la fulva con un sorriso spettacolare nel viso

Y-"Quella Alexia!" esclamò ridendo Yulia "allora sei psicologa?"

E-"Precisamente"

Y-"E com'è?

E-"Sai capisci molte cose, l'essere umano è una creatura molto complessa, tutti lo siamo. È per quel motivo che ci sono occasioni in cui sento che non servono a niente tutte le mie conoscenze, perché ogni caso è differente, cioè unico, ed ogni caso bisogna trattarlo in modo diverso."

Y-"Mmm... buono a sapersi, chissà forse qualche giorno ti consulto" disse Yulia strizzandole un occhio e concluse "è qui?."

E-"Se moltissime grazie"

Y-"Non c'è da ringraziare"

E-"Come no? Grazie per tutto, per portarmi a casa, e per aiutarmi questa notte"

Y-"Non ti preoccupare Elena, è stato un piacere conoscerti"

E-"Bene allora, buona notte ed arrivederci Yulia" disse Lena mentre stava uscendo dall'auto.

Y-"Ci vediamo, riposa bene, buona notte."

Lena rimase ferma nel marciapiede, osservando come Yulia metteva la marcia, allora inaspettatamente gli fece segni perché si trattenesse, avvicinandosi allo sportello del conducente prese dalla sua borsetta un biglietto.

E-"Ecco, in caso volessi venire ad una mia consultazione" disse offrendolo alla giovane che la guardava completamente estraniata.

Y-"Grazie, qualche giorno ti visiterò" disse Yulia sorridendo senza realmente sapere che dire "ma ora devo proprio andare."

E-"Mi spiace, non ti fermo più, guida con attenzione"

Y-"Grazie, ci vediamo."

E-"Addio." bisbigliò Lena vedendo allontanarsi l'automobile.

Mentre continuava a salire nell'ascensore verso il suo appartamento ricapitolava quello successo nella notte, fino all'addio di Yulia. Sentì un po' di vergogna per il suo impulso, avendola fermarta, Victor diceva sempre che per essere psicologa era molto impulsiva. Victor... ora il suo ricordo diventava una palla di neve che era disposta a sciogliere, perché contrariamente a quello che credette la fulva, pensare a lui non le fu tanto doloroso, si rese conto che quel sapore amaro che l'abbandono di Victor le produceva, andava pian piano dissolvendosi. Dopotutto Alexandra aveva ragione, fuori c'erano un'infinità di possibilità per ritornare a star bene.

La strada verso casa diventava eterna, Lena viveva nel lato opposto dall'ubicazione dell'appartamento di Yulia che guidava per le silenziose strade della Mosca notturna. Molte volte l'aveva fatto, condurre da sola, di sera tra i viali della città, ma questa notte in realtà era un piacere, perché non era ebbra, come tutte le volte che non poteva ricordare come era arrivato a casa; ora guidava senza fretta. Si sentiva sommamente soddisfatta, aveva vinto una piccola battaglia contro lei stessa, non lasciandosi trascinare dai suoi demoni della "notte" del venerdì.

Ricordò il litigio con Yagor, sentì un lieve bruciore; non la ferivano le parole dell'uomo, era piuttosto il suo atteggiamento camaleontico, sotto l'influenza etilica che Yulia sospettava fosse nascosto sotto la maschera di gentilezza di Yagor. Quell'era quello che lo disturbava realmente di lui, ed insultarla di quello modo di fronte a tutti, l'aveva resa furiosa, ma fu la sua impertinenza con Lena quello che fece uscire l'acqua dal vaso. Quella ragazza non avrebbe dovuto essere protagonista del spiacevole episodio, che in un certo senso la stessa Yulia aveva provocato. Si vedeva che la fulva era brava persona e sentì vergogna, quando Yagor fece il tentativo di baciarla. Se, quello era stato il motivo per difenderla, pensava a questo, quando senza accorgersi si trovava già stazionando la sua automobile nel parcheggio dell'edificio dove aveva il suo appartamento. Con la luce del corridoio d'entrata guardò il suo orologio, le tre meno dieci ed lei senza un pizzico di sonno, si era abituato a dormire molto poco.

Entrò al suo dipartimento con uno strano sentimento di felicità che si faceva spazio nel suo petto.

Un altro giorno

I giorni passavano senza fermarsi, quando una mattina aprendo gli occhi, Yulia si rese conto che era più sola che mai.

Questa presa di coscenza l'allarmò, perché erroneamente aveva confuso il cameratismo con l'amicizia, ora intuiva che quelli che considerava amici, erano solo compagni di giochi, che rimanevano distanti grazie alla sua decisione momentanea di allontanarsi per un po' dagli ambienti di festa. Allora l'incertezza attraversò la sua mente; lei era quella che forse aveva un problema, qualcosa che le rendeva impossibile legare con gli altri, che stava rinchiudendola in sé stessa. Qualcosa che stava diventando grande, lasciandola immobile davanti all'apatia radicata nel suo essere. La routine la stava ammazzando con un languido sopore che innarestabile avanzava sempre di più, fino a quasi lasciarla completamente ferita.

Così incominciava un altro giorno, svegliarsi, prepararsi ed uscire al lavoro, rimanere lì con la mente assente, ritornare nel pomeriggio a casa e finire il giorno guardando la televisione con la sensazione di essere finita.

Un altro giorno si avvicinava ed un inverno che le previsioni dicevano essere il più freddo degli ultimi 30 anni.

Prima di uscire dalla sua casa si mise una giacca, benché sapesse che farlo non le toglierebbe la sensazione gelata che sentiva nelle ossa, perché il freddo si era stabilito nel suo interno, mordendo affamato il suo debole coraggio. Ma ancora così lo fece e ripose le sue chiavi in una delle tasche della giacca nera di cuoio, chiuse la porta dietro sé per uscire in strada. Fuori i primi segni del nuovo inverno erano palesi, dunque, gli alberi rimanevano statici nella loro nudità ed un gelato vento percorreva le strade senza trattenersi, spettinando il suo capello.

Introdusse le mani nelle tasche del giubbone cercando qualcosa di caldo, allora sentì vicino alle sue chiavi un oggetto che per la sua forma le sembrava strano, lo prese per identificarlo. Un biglietto. "P.S. Elena Katina Sergeevna." Un segno di entusiasmo lucentezza nella sua mente, era il biglietto che Lena le aveva dato quella notte; Elena, la giovane incantatrice che aveva visto solo una volta, l'ultimo venerdì che uscì di sera, più di tre mesi fa. Per il momento ricordò che quello gli aveva detto che era psicoterapista, e pensò che magari lei potesse aiutarla, non con una terapia, bensì per il semplice fatto che qualcuno l'ascoltasse, doveva parlare disperatamente, ritornare sé stessa, interrompere il ciclo che viveva con qualcosa di nuovo. La chiamerò "questo pomeriggio..." pensò al momento in cui metteva in marcia la sua auto.



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