Streets of Love by LeNa4ever

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Note della fiction:

I personaggi di Lena e Julia appartengono rispettivamente a Lena Katina e Julia Volkova.

 

Mosca - Stazione Centrale

Era un pomeriggio d'inverno quando un gruppo di militari capeggiati dal sergente Lazetic,caricavano su un treno alcune persone come merce da trasporto, erano per lo più famiglie e giovani universitari, ancora ignari del motivo di questa loro improvvisa partenza verso una destinazione, per il momento, sconosciuta.

In uno dei vagoni:

Ragazza: mamma, ti prometto che vi porterò fuori di qua. Vi verrò a liberare, però devi lasciarmi andare.

Signora: figlia mia, è pericoloso, non riuscirai mai a scappare, sei sola contro un esercito di uomini....

Ragazza: ce la farò,sta tranquilla. Tu pensa a stare vicino alla piccola Lucy e presto questo brutto incubo finirà. Devo andare adesso...coprimi le spalle.

Signora: pregherò per te ogni giorno,sta attenta....ti voglio bene! - madre e figlia si strinserò fortemente come se fosse l'ultima volta in cui si sarebbero riviste. Ma la ragazza era determinata nel portare avanti il suo piano di salvezza e sperava di poter trovare l'appoggio e l'aiuto di qualcuno. Dopo aver osservato attentamente la situazione, si mosse con destrezza e rapidità senza farsi notare dai militari e dal sergente Lazetic e riuscì a scappare via dalla stazione.

Più tardi alla "Russian University", stanza 402

Ragazza 1: Ahhh finalmente ci siamo, non ne potevo più di fare su e giù per questa università....

Ragazza 2: Dio mio Lena quanto ti lamenti, non ti va mai bene niente. Rilassati, è il nostro primo giorno in questa stupenda università...

Lena: si, e già la sto odiando! Chiedere un pò più di ordine nel sistemare i nuovi alunni nelle loro camere non penso sia chiedere la luna!?!

Ragazza 2: e dai brontolona...- abbracciando Lena - questo sarà un anno bellissimo, sento che qua potremo vivere tranquillamente la nostra vita.

Lena: certo, con la sola differenza che io sono venuta qua per studiare e costruirmi un futuro, tu per rimorchiare ragazzi...dico bene Jenny? - afferma la ragazza ridendo all'amica.

Jenny: sai mia madre mi dice sempre: prima il dovere e poi il piacere...ma io le rispondo: mamy,cosa vuoi di più se riesci a compensare entrambe le cose? - disse con un ampio sorriso - Tranquilla riccioli rossi, metterò lo studio e i ragazzi sullo stesso piano...

Lena guardò l'amica con uno sguardo che dubitava molto questa sua affermazione e scoppiarono a ridere. Nessuna delle due, per tutto il tempo trascorso a parlare non si accorse che da dietro un tavolo, nascosta da delle scatole vuote, c'era una ragazza che le stava spiando. Quando, improvvisamente, spostandosi urtò la testa con il tavolo emettendo così un piccolo grido di dolore...

Jenny: oddio, cosa è stato?

Lena: non ne ho idea....c'è qualcuno lì dietro?

La ragazza uscì massaggiandosi la testa....

Ragazza: scusate, non volevo farvi spaventare.

Jenny era un pò impaurita e si nascose dietro la sua amica.

Jenny: chi sei? Che ci fai qua? Cosa vuoi da noi? Lena, chiama la sorveglianza!

La ragazza dai capelli neri e dallo sguardo misterioso, corse subito verso la porta per chiuderla.

Ragazza: no, vi prego, fatemi spiegare. Frequento...frequentavo anche io questa università, ecco perchè sono in questa stanza, solo che...niente forse è meglio che me ne vada....

Lena: aspetta! Non puoi uscirtene così, farci prendere un colpo e poi andartene senza dare una spiegazione.

Ragazza: è meglio che non sappiate altro....

Jenny: neanche come ti chiami? Almeno il tuo nome potresti dircelo. O sei ricercata dalla polizia, e hai commesso qualche crimine?

Lena diete una piccola botta all'amica per farle capire che le sue domande erano inopportune...

Jenny: ahio! Scusa, non volevo farti l'interrogatorio, ma solo sapere il tuo nome.

Ragazza: hai ragione,sono una maleducata....comunque, mi presento, mi chiamo Julia, e voi due?

Fin da quando Julia uscì fuori dal suo nascondiglio, Lena rimase colpita dai suoi occhi azzurro mare e da quell'alone di mistero che la circondava....

Lena: piacere, io sono Lena e questa rompiscatole è la mia amica Jenny...non farci caso, da piccola ha sbattuto la testa cadendo dalla culla.

Le due, scambiandosi alcuni sguardi iniziarono a ridere,mentre Jenny mise il broncio.

Julia: dai non te la prendere. Non penso assolutamente che tu sia una rompiscatole, anzi è più che normale essere preoccupati dalla presenza di un estraneo nella propria camera. Bè ragazze io vado adesso, vi chiedo solo una cosa: non raccontate a nessuno di questo nostro incontro, dimenticatevi di me.

Al suono di queste ultime parole, scattò qualcosa dentro Lena, come se l'avessero colpita violentemente alla schiena. Così bloccò Julia per un braccio mentre stava per andarsene, e quest'ultima si girò di scattò verso lei.

Lena: Jenny và in camera tua. Tranquilla, è tutto okay. Ho solo bisogno di parlare con Julia.

Jenny: ma Lena...

Lena: và, non preoccuparti.

Jenny: come vuoi. Ciao Julia, e non azzardarti a farle del male perchè altrimenti dovrai vedertela con me...

La ragazza andò via. Julia e Lena sorrisero incrociando i loro sguardi, e si recarono nella camera di quest'ultima.

Lena: senti, non so neanche io perchè sto quì a parlare con te, avrei dovuto cacciarti fuori non appena sei uscita da dietro quelle scatole... ma vedo i tuoi occhi e anche se hai quest'aria da dura, parlano chiaro. Sono occhi che cercano aiuto...

Julia rimase allibita da ciò che le aveva detto Lena. Non si spiegava come una ragazza appena conosciuta, potesse aver capito il suo stato d'animo, così, senza sapere come stanno realmente le cose. La fissò per un paio di minuti e poi si sedette sul letto...

Julia: cavolo, neanche mia madre riesce a capire quello che sento guardandomi negli occhi...non è che per caso sei una piccola streghetta e vuoi farmi qualche incantesimo? - disse sorridendo.

Sorrise anche Lena che si sedette accanto a lei...

Lena: no, tranquilla niente magia. Sono solo una semplice comune mortale che forse sà leggere nell'animo delle persone...

Julia: o forse sai leggere nel mio....- sospirando - Perdonami Lena, ma non voglio farti correre alcun rischio, è meglio se mi lasci andare e mi dimentichi, lo dico per te...non hai idea in che situazione sono. E' vero ho bisogno d'aiuto, ma non voglio rovinarti la vita.

Lena: e chi dice che me la rovini? Di qualsiasi cosa si tratti non mi importa, di solito mi fido sempre del mio istinto e in questo momento mi dice che posso fidarmi di te e lo farò. Sta tranquilla,so badare a me stessa, voglio solo aiutarti.

Julia: certo che sei proprio testona - disse sorridendo - Okay, puoi aiutarmi, ma promettimi che se non vorrai più continuare, se avrai paura e vorresti mollare.... promettimi che me lo dirai.

Lena: promesso.

Julia: bene. Beh in sostanza, fino a ieri frequentavo anch'io questa università, ero al terzo anno, quando stanotte un gruppo di militari è venuto a prendere me e altri ragazzi per portarci alla stazione centrale della città. Lì c'erano un sacco di persone, tra le quali anche mia madre e la mia piccola sorellina. Non capivo il perchè di questo rapimento, perchè tutta quella gente si trovasse lì. C'era un treno, ed anche un uomo, il sergente Lazetic che ordinava ai suoi uomini di farci salire su quel treno. Non hai idea di quanta paura ho visto negli occhi della mia famiglia e delle altre persone che erano lì con noi...e nonostante anch'io stessi vivendo le loro stesse angoscie, non potevo stare ferma a guardare. Ho messo al sicuro mia madre e mia sorella e sono scappata promettendo che le avrei liberate, che sarei andata a liberare tutti quanti. Quando sono fuggita e sono scesa dal treno, ho visto il sergente Lazetic parlare con una persona, inizialmente non capivo chi fosse, ero troppo lontana per vedere bene, così mi sono avvicinata e per quanto non volessi crederci, il tizio con cui parlava è il rettore dell'università, il signor Kasmish. Sono rimasta paralizzata, li ho sentiti parlare di un posto, una specie di prigione-laboratorio dove tengono come schiavi le persone e fanno esperimenti. A quanto pare, è la destinazione di coloro che sono stati rapiti stanotte.

Lena ascoltò attentamente il racconto di Julia e più lei andava avanti più le si gelava il sangue. Non riusciva a credere che quanto  le stava raccontando corrispondesse alla realtà.

Julia: ogni tre mesi rapiscono famiglie e giovani studenti per spedirli in questo posto...e adesso tutto mi è più chiaro. Non so se hai letto i giornali, ma tre mesi fa, alcuni ragazzi di questa università sono scomparsi e da allora non si hanno più loro notizie. Kasmish non mi è mai piaciuto, è un uomo arrogante, prepotente, viscido...e diciamo anche che io non sono mai piaciuta a lui, abbiamo avuto parecchi scontri e forse è per questo che ha scelto di far rapire anche me per questa spedizione. Credo che comunque non sia il solo coinvolto in questa faccenda. Altri docenti gli fanno da compari e il sospetto su qualcuno ce l'ho ed ecco che entri in gioco tu...

Lena: sono senza parole, tutto questo è agghicciante...non riesco a crederci. Dio mio ma perchè c'è tanta crudeltà nelle persone? Ti aiuterò, farò qualsiasi cosa tu mi dirai di fare....devono pagarla questi farabutti!

Julia: ne sei ancora convinta? Lena guarda che è assai rischioso, potresti compromettere anche la tua carriera universitaria, il tuo futuro e io non me lo potrei mai perdonare.

Lena mise due dita sulle labbra di Julia...

Lena: shh...io non mi potrei mai perdonarmi di averti abbandonata in un momento del genere. Ce la faremo, riusciremo a portare in salvo tutte quelle persone, specialmente la tua famiglia.

Julia abbracciò la ragazza senza farsi accorgere che i suoi occhi erano pieni di lacrime.

Julia: mi raccomando Lena, tutto ciò deve restare tra noi, sò che ti chiedo un grande sacrificio ma non ne devi farne parole neanche con Jenny. Dille che l'incontro di oggi non deve uscire da questa stanza, nessuno deve sapere che sono riuscita a fuggire.

Lena: sta tranquilla, Jenny può sembrare un pò stupidina ma è una ragazza molto in gamba,l e inventerò qualcosa e si dimenticherà di te in un batter d'occhio. Ma tu con l'università come farai?

Julia: purtroppo non posso far niente...credo che per non destare sospetti il signor Kasmish dirà quattro balle per spiegare il mio "ritiro" dai corsi. Ah, prima che vada, domani quando avrai finito la tua prima lezione e hai un pò di tempo libero, recati in aula computer, senza farti accorgere, vai nel computer principale e cerca nell'archivio l'elenco di tutti i professori e se riesci anche qualche informazione in più sulla loro vita privata, qualsiasi cosa, anche la più insignificante, per noi può rivelarsi importante...a giorni mi farò sentire io. Grazie ancora" - concluse facendole l'occhiolino.

Lena: okay, mi metterò all'opera sperando di trovare qualcosa di utile e interessante. Sta attenta là fuori Julia.

La ragazza mora si alzò, andò verso la porta e alzando il braccio sinistro, fece un gesto con un due per salutare l'amica e uscì dalla stanza. Lena si lasciò andare sul letto e iniziò a pensare all'incontro appena fatto, alle parole di Julia e specialmente allo strano effetto che la ragazza le provoco' fin da subito. Il suo cuore batteva fortemente e non riusciva a capirne la ragione. Passò le restanti ore a sistemare un pò la sua nuova stanza fino a quando decise di andare a dormire. Il suo unico pensiero era quello di iniziare finalmente a poter aiutare la sua amica in questa brutta faccenda.

Il mattino seguente, finita l'ora dedicata al benvenuto per le nuove matricole e terminata la sua prima lezione dell'anno, Lena si recò in aula computer ed eseguì attentamente quanto le aveva chiesto la ragazza dagli occhi azzurri. Tutti i nomi dei docenti più qualche indiscrezione sulla loro vita privata, si trovavano stampati su un foglio di carta. In cuor suo, sperava che entro la giornata la sua amica si facesse viva per poterle consegnare le informazioni, ma per tutto il giorno non ci fu traccia di Julia, che intanto aveva trovato sistemazione in un piccolo semi-interrato di un suo vecchio amico. La sistemazione non era il massimo ma era l'unico rifugio che non dava nell'occhio anche per il semplice fatto che erano ormai anni che nessuno ci metteva piede. Un divano su cui dormire, un bagno, un frigo, una piccola cucina, un tavolo e un pc, era ciò di cui aveva bisogno, ma il clima che si respirava in quella piccola casa non era di certo quello che da anni sua madre e la sua piccola sorellina le avevano dato, così i ricordi iniziarono a riaffiorare e Julia si trovò in uno stato emotivo tra la rabbia e la malinconia. Con la poca lucidità che le era rimasta pensò anche a Lena, a quella ragazza dai boccoli rossi, con le lentiggini sul viso, con quell'aria gentile e amichevole, che le aveva lasciato dentro una sensazione nuova, strana ma bella che neanche lei riusciva a spiegersi. La giornata volò in fretta, passarono le ore, i minuti, entrambe non capivano ancora cosa stessero per diventare l'una per l'altra e si lasciarono cullare dalla notte, dimenticandosi per un pò di ciò che le circondava fuori.



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