Attrazione Inversa by ZeA

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Note della fiction:

Restrizioni: I personaggi di Lena e Julia appartengono a Lena Katina e Julia Volkova.

Anche questa sarà una storia breve, perché stiamo elaborando delle idee su una trama più lunga e completamente diversa.
Note per questo capitolo: Scritta durante le feste Natalizie, nella speranza che riusciamo a mettere insieme i nostri pensieri dopo le varie bottiglie stappate, speriamo di divertirvi ^^

Un appartamento non troppo grande, da qualche parte nella Russia; era la mattina di un giorno prefestivo.

"Ohhio!", esclamò una giovane china a terra, subito dopo che qualcosa dallo scaffale sopra di lei le era piombato in testa. Diversi secondi dopo osservò a terra una tazzina rotta, senza manico, che probabilmente era l'oggetto che l'aveva colpita. "Ma è mai possibile!! LENA!!", gridò la giovane

Una ragazza sua coetanea scese in pigiama le scale molto in fretta e si precipitò da lei. "Che succede?!"

"Guarda!", indicò il pavimento con le braccia tese, "Perché non riesco mai ad aprire uno scaffale senza che mi cada qualcosa addosso!", strepitò la giovane con gli occhi chiari, i capelli scuri e una pettinatura da cuscino.

"Ehi! Io credevo ti fossi fatta chissà che, ti metti ad urlare per una tazzina!!", la ragazza che aveva chiamata Lena le fece una smorfia e si voltò per andarsene verso le scale. "La prossima volta vedi di non sbraitare per una sciocchezza...", le disse infine, risalendo.

Erano le otto e mezza, la giovane dalle ciocche brune si accovacciò ed iniziò a raccogliere i cocci dal pavimento e contemporaneamente mormorava delle parole molto pungenti. "Io detesto la convivenza! La detesto!"

Un'altra persona si affacciò in cucina, una ragazzina tredicenne con un fisico magrolino e gli occhi neri come i capelli. "Che succede?", chiese strofinandosi gli occhi dal sonno, aveva una grossa medaglietta dorata al collo che diceva ‘Nina'.

"Niente! Torna a letto!! Sparisci!!", le strillò l'altra

"Ma che ti ho fatto, Julia!?", lamentò la più giovane, poco prima che venisse fulminata da uno sguardo furibondo.

"Sparisci!!!!", Julia gettò i frammenti della tazzina nel secchio ed uscì frettolosamente dalla stanza.

"Ma quanto è stronza questa...", mormorò sottovoce la tredicenne, poi a piedi nudi si incamminò verso camera sua. Passò accanto a quella di Lena, e decise all'ultimo momento di fare prima una visita a lei. Forse la rossa della casa sapeva la ragione che aveva fatto sbottare l'altra coinquilina.

"Lena", entrò senza bussare, l'altra stava piangendo, la testa sotto il cuscino e le spalle tremanti. "Che succede sorellina?", la tredicenne le si adagiò accanto, iniziò ad accarezzarle la schiena.

"Nulla, non ti preoccupare.. ora mi passa", pronunciò tra i singhiozzi la rossa

"Che ti ha fatto quella stronza di Julia, adesso le faccio vedere io!", iniziò a sollevarsi le maniche della veste da letto fino al gomito, con fare agguerrito.

La sorella si tolse il cuscino e si mise seduta, asciugandosi il viso, "Lasciala perdere, è tutto tempo perso..."

Nina rimase in camera della sorella per un'ora buona, tuttavia non riuscì a scucirle il perché di quelle lacrime, alla fine si riaddormentò. E Lena la lasciò riposare, si alzò ed uscì senza svegliarla.

Nell'appartamento c'era silenzio, quando aveva deciso di andare ad abitarci con la sorella non sapeva che avrebbe dovuto dividerlo con quella specie di ragazzina burbera e perennemente di cattivo umore. Ma del resto, ad un prezzo così economico poteva permettersi di continuare a svolgere il lavoro che amava senza farsi mantenere da nessuno, perché le scultrici non guadagnano abbastanza, "Forse da morta avrai successo! Peccato che non ci saremo per scoprirlo", le aveva detto il padre con troppo sarcasmo, giusto prima che se ne andasse da casa dei suoi. E lei aveva deciso di vedersela da sola, la mattina che andò via da casa la sorellina la supplicò di portarla con sé, "E così sia", le disse la rossa sorridente, anche se sapeva che avrebbe dovuto prendersi cura di lei da quel momento in poi, e i genitori non le fermarono.

Dopo una settimana in motel, videro un annuncio nella bacheca universitaria a meno di quello che sperasse; dove una ragazza stava cercando una o due compagne per un appartamento modesto con tre camere private ed il resto dei servizi, più un salotto, in comune. E si presentarono lo stesso giorno, Julia sembrò gentile a prima vista, ma poi, dopo un po' di giorni, aveva tirato fuori un carattere contraddittorio. Di lei aveva saputo che studiava ingegneria informatica, e che era meglio se non ci si litigava. Ma dopo un mese iniziarono i problemi seri. La rossa tentava in tutti i modi di non ribattere alle sparate della coinquilina, teneva tutto per sé, senza amici con cui parlarne, senza nessuno con cui sfogarsi se non la sua arte.

"Lena!!", sentì la ragazzina burbera che la chiamava, la rossa la raggiunse in salotto, "Che ci fai ancora così, in pigiama! Vestiti, usciamo!", le parlò con quell'odioso tono autoritario.

Lena (guardò l'ora): Sono le nove e mezza, devo cucinare, pulire la casa e lavorare!!

Julia: Dopo, ora vieni con me, intanto che la pulce dorme - disse, afferrandole una mano

Lena: No ho detto! - strappò la mano dalla presa della bruna, alla fine era riuscita a reagire, cosa che succedeva molto di rado

Julia sbuffò: D'accordo! Più tardi allora

Lena: Va bene, va bene! E ora levati dalle palle che ho da fare! - si girò senza credere che avesse detto quella frase, si sentiva meglio

La bruna la fissò da dietro, era arrossita. Poi incurvò le labbra come un sorriso. "Ci vediamo stasera, io esco", dicendo così Julia uscì dalla casa e chiuse la porta.

La rossa scosse la testa, uscire con quella piccola vipera avrebbe acceso un allarme rosso, specie come stavano le cose negli ultimi tempi secondo il suo punto di vista. Perché strano che fosse, in verità la ragazzina bisbetica le interessava nonostante quel carattere insopportabile.

Nina si alzò verso le dieci, era sabato e a scuola non aveva lezione. Una volta vestita scese a fare colazione, "Solo latte Nina, altrimenti non mangi a pranzo", avvisò la sorella mentre riassettava le camere.

Nina: Sì, va bene.. dov'è la strega?
Lena: È uscita, siamo sole - sorrise
Nina: Oh, fantastico. Aria ... - si versò una tazza di latte tiepido e sciolse dentro due cucchiai di cacao in polvere

Lena posò la scopa ed entrò in cucina: A volte il suo viso è così angelico, perché si comporta da isterica non lo capisco - andò a sedersi di fronte alla sorellina

Nina: Avrà qualche turba psicologica, che devo dirti - le rispose con fare esperto, Lena scoppiò a ridere
Lena: Pensa che mi ha chiesto di uscire stasera
Nina: No! Non ci andare è una trappola! Forse vuole ucciderti!
Lena: Non scherzare per favore, sarà anche stronza ma non arriverebbe mai a tanto

Nina: Allora perché vuole uscire con te? Non ti sembra assolutamente, indubbiamente, strano? - aveva le labbra sporche di latte e cioccolato, eppure la sorella si trattenne dal ridere e pensò alle sue parole, che era strano l'aveva pensato prima di lei.

Lena: Lo so, non mi piace né l'idea né il modo in cui me lo ha chiesto, e penso proprio che non ci andrò...
Nina: Brava sorellina, se la conosci la eviti

***

Verso le sette e mezza di sera, Julia rincasò con un mazzo di fiori, nell'appartamento non si sentiva altro che il brusio della TV in salotto. La bruna sistemò i garofani in un vaso con dell'acqua e partì alla ricerca della ragazza dalla chioma rossa. In principio si affacciò in salotto, c'era la pulce che sonnecchiava sulla poltrona, poi salì le scale che portavano alle tre stanze di sopra. Arrivò davanti a quella della rossa, era chiusa a chiave, bussò, "Ehi! Ci sei?"

"Chi è?", chiese la voce di Lena

Julia: Come chi è?! Vuoi ancora uscire, o no?

Lena: Uscire?? Perché?

Julia: Pare di no.. - si allontanò dalla porta e scese le scale di corsa, il tempo di acciuffare il cappotto ed aprì la porta all'ingresso di nuovo.

Lena: Aspetta! Stavo scherzando - si era fermata sulla cima delle scale di legno - il tuo senso dello humour è inesistente come le tue buone maniere, vado a prepararmi.

Julia: Ti aspetterò non più di 5 minuti - appena terminato la frase andò a sedersi vicino a Nina che si era svegliata.

Nina: Perché non lasci in pace mia sorella??

Julia: Alle 10 a dormire tu - guardò l'ora - hai poco più di due ore, se vuoi sprecarle a fare domande stupide, a te la scelta.

Nina: E io non prendo ordini da te! - stava tirando su le maniche della maglia - non mi faccio comandare da una come te

Julia: A no? Vogliamo scommettere?

Nina: Dai fammi vedere che sai fare - incrociò le braccia

Julia prese il cellulare dalla tasca e chiamò rapidamente un numero memorizzato, "Ciao sono io, devi farmi un favore, dovresti staccare la luce dell'appartamento dopo le 22... Sì, domattina la fai ripartire, tranquillo, tutto apposto, è solo un esperimento, grazie"

La tredicenne la fissava con stizza e stupore, "Ti odio!"

Julia: E che sarà mai, ci sono tante cose che si possono fare al buio - sorrise furbamente - dormire ad esempio...

Lena scese dalle scale sveltamente, si era infilata i primi vestiti che aveva a portata di mano. Un paio di jeans, un top e una coppia di stivaletti. Incrociò gli occhi con quelli della sorella, aveva uno sguardo dispiaciuto che diceva qualcosa tipo: lo so che ti avevo detto che non ci sarei uscita ma non ho potuto rifiutare. Julia prese il giaccone della rossa e glielo lanciò, "Andiamo", scompigliò i capelli alla tredicenne furiosa e con un sogghigno malizioso si avviò alla porta, "Dopo di te", disse a Lena con fare impaziente.

"Vi odio entrambe!!", udirono la voce di Nina che le accompagnò per due tre metri fuori la porta.



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