Al di lÓ del Tempo by ZeA

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Note della fiction:

Restrizioni: I personaggi di Julia e Lena appartengono a Julia Volkova e Lena Katina.

Note per questo capitolo:

Nota: Trama in parte ispirata dal film "Ricomincio da capo" di Harold Ramis (1993)

 

C'era una casa nel vecchio borgo che a differenza di tutte le altre intorno ospitava una sola famiglia. E questa famiglia che abitava per conto proprio era l'ultima rimasta in quella casa, perché stava cadendo a  pezzi e tutti i vicini si erano trasferiti altrove.

La casa aveva tre livelli, quello al piano superiore e quello al piano terra erano vuoti, in quello in mezzo vivevano quattro persone, un uomo, sua moglie, la figlia e una giovane adottata da piccola che era divenuta parte della famiglia suo malgrado, non si poteva certo dire che si trovasse bene con loro.

L'uomo si chiamava Paul, sua moglie Vesna e la figlia Artemisia. E la figliastra aveva nome Julia. Un bel giorno Paul chiamò una ditta edilizia che si occupava anche di ristrutturazioni, "Quanto mi viene a costare se la faccio riparare?", domandò al capomastro.

"Di più di quello che pensa", rispose il capomastro con le guance arrossate da qualche bicchierino di troppo, proveniva dalla locanda del borgo visto l'ora di pranzo appena trascorsa. Dietro di lui c'era la sua squadra, dieci uomini di età compresa tra i 19 e i 50 anni, e poi c'era sua figlia, una ventenne dall'aria spossata.

"Sì, ma di preciso?", chiese ancora Paul

"Mhhmm..", all'uomo non andava di fare i conti e dopo quei bicchierini non ci vedeva lucidamente, "Lena!", chiamò

Ma la figlia era distratta ad osservare dietro i suoi riccioli rossi disordinati la finestra del secondo livello, un riflesso del sole impediva di scorgere chiaramente la sagoma di qualcuno, ne vedeva solo il profilo ma sentiva che la stava guardando.

"Lena!!", il padre le si avvicinò e le tirò uno schiaffone dietro la schiena, alla base del collo, la giovane avanzò di un passo sveltamente per non perdere l'equilibrio accusando il colpo. "Quando ti chiamo devi scattare subito!! HAI CAPITO!??!"

"Sì padre", la ragazza si aggiustò la maglia grigia da lavoro, era macchiata da gesso e vernici, fissò il capomastro.

"Fammi questo conto, subito!"

Lena prese un blocchetto di carta e una penna dalla tasca posteriore dei larghi pantaloni che indossava, "Ti ascolto"

L'uomo iniziò a dettarle delle cifre e alla fine la ragazza comunicò il totale al padre - "7590" - e quest'ultimo lo ripeté a Paul.

Il proprietario della casa rimase sconcertato, "Ma con quei soldi me ne compro quasi un'altra! Potevo trasferirmi come hanno fatto i miei vicini!"

Il capomastro si voltò verso la figlia e la fissò aspramente, "Non avrai sbagliato mi auguro per te?!", le mollò un altro scappellottò dietro la nuca.

La ragazza si strofinò la testa, il padre era sempre manesco, non c'era niente da fare, da sola o in compagnia le allungava sempre le mani addosso, "No padre, sono sicura"

La figura che osservava dalla finestra era rossa di rabbia. Avrebbe voluto torcere il braccio del capomastro e prenderlo a calci. Artemisia le andò dietro e parlò, "Che c'è di interessante da fissare?"

Julia: Nulla - chiuse la tendina e si voltò verso la sorellastra.

Artemisia scostò la tendina e gettò un occhio in strada, davanti l'ingresso di casa. "Papà è così tirchio che dubito concluderanno in fretta, giocherà al ribasso", si girò verso Julia ma lei era scomparsa. Quella ragazza era sempre stata strana, dal primo istante che era andata a vivere con loro. "Ehi Julia!!?"

Julia scese le scale e corse fuori in strada, i capelli neri unti le appiccicavano sulla fronte, per fortuna erano abbastanza corti da non darle fastidio quando lavorava in cucina o si occupava delle mansioni domestiche che i suoi genitori adottivi le affidavano, soltanto a lei naturalmente, Artemisia era esonerata.

Andò di corsa verso la figlia del capomastro che osservava a distanza i due uomini discutere. Quando fu abbastanza vicina le prese la mano e la tirò verso il bosco, l'altra ragazza non capì cosa era successo, si sentì afferrare e tirare lontano. Nessuno ci badò.

Lena: Chi sei? Dove mi porti!? - ma strano a dirsi non aveva intenzione di ribellarsi

Julia: Lontano! - e continuò a correre finché la casa alle loro spalle scomparve dietro la boscaglia. Alcuni ramoscelli secchi scricchiolavano sotto i loro piedi, era autunno da un mese circa, la temperatura era scesa abbastanza da mandare in letargo l'unico animale pericoloso che abitava quei boschi, l'orso bruno.

Lena: Ma mi dici chi sei!? - aveva un affanno notevole e si faceva tirare più che correre

Julia: Julia! - ad un tratto si fermò vicino ad un vecchio albero dal tronco logoro. L'altra le si aggrappò per non cadere, era sfinita e rossa sul viso.

La ragazza dai capelli corti le scoprì il viso dietro i capelli e la guardò da vicino, "Come ti chiami?", le domandò sorridendo

La rossa sollevò gli occhi e li posò su di lei, "Lena", vide una fanciulla un po' sporca ma con due occhi luccicanti di un colore che assomigliava molto a quelli di sua madre.

"Lena", ripeté la bruna, "Bello", sorrise ancora, cosa che non aveva mai fatto due volte nello stesso giorno in tutta la sua vita.

Lena ricambiò il sorriso e la guardò meglio, "Abiti in quella casa? Eri tu che mi guardavi dalla finestra?"

Julia scese sul terreno ricoperto di foglie rossastre e portò Lena giù con lei, facendola sedere accanto. "Sì, purtroppo abito lì, ma da oggi non più, ho deciso di fuggire, ormai sono grande e basta farmi comandare a bacchetta."

Lena non capiva a chi si riferisse però vide una scintilla di rabbia attraversare gli occhi azzurri della nuova conoscenza. "Qualcuno ti tratta male?"

"La mia famiglia adottiva, come ho visto trattarti da quell'uomo. Allora ho pensato che forse volevi allontanarti anche tu"

"Ed è così, giuro", la rossa allargò un sorriso lentamente, "Tu che non mi conosci sai capirmi meglio di chiunque io conosca", le accarezzò il viso, "Grazie per avermi portata con te"

Julia l'abbracciò. Sentiva in qualche modo che quella ragazza accanto a lei aveva bisogno d'affetto, proprio come lei medesima. "Sono brutti tempi questi, Lena..."

Passarono qualche ora conversando e iniziò a fare freddo, faceva buio in fretta in quel periodo dell'anno. Lena si alzò dal fianco della bruna e l'aiutò a tirarsi su. "Se non torno a casa mio padre mi ucciderà", e dal modo in cui lo disse Julia percepì che non era assolutamente un modo dire. "Ti va di venire a trovarmi qualche volta?"

"Certo", Lena tirò fuori il suo blocchetto, "Dimmi dove pensi di fermarti così posso raggiungerti"

"C'è una città dopo questo bosco, è piccola ma molto più ospitale di questo tetro borgo", spiegò la bruna mentre strusciava un piede per spazzare in giro il fogliame sul quale si erano sedute, come se nessuno fosse stato lì. "Conosco una donna che è sempre stata gentile con me, si chiama Angela e lavora in una drogheria, le chiederò se può prendermi a lavorare con lei per i primi tempi. È molto famosa non ti puoi sbagliare."

"E poi che farai?", Lena era seriamente preoccupata per la sorte della giovane del tutto estranea

"Poi vedrò", Julia l'abbracciò di nuovo e la baciò sulla guancia, e così corse via.

Lena guardò per un minuto nella direzione in cui era scomparsa e dopo fece ritorno a casa dal padre. Era tardo pomeriggio, l'uomo la picchiò non appena lei mise piede oltre la soglia, "Stupida che non sei altro!! Ti sembra il modo di sparire, a letto senza cena!"

La rossa non tentò di aprire bocca per parlare, reggendosi una guancia livida imboccò la direzione per la sua stanza e si coricò. Una lacrima le bagnò il viso.

***

L'indomani, ore 8:00 del mattino

Lena si risvegliò subito dopo che il padre picchiò violentemente sulla porta senza il minimo riguardo. La ragazza sobbalzò dalla branda e scese sul pavimento di legno. "Eccomi padre!"

Si guardò allo specchio, il livido bluastro era scomparso dal viso. La ragazza rimase sbalordita, era certa di non averlo sognato ed era sicura di non avere particolari doti di guarigione.

"Muoviti!! Oggi abbiamo un nuovo incarico!", l'uomo le strillò e lei era come paralizzata davanti allo specchio.

"Ma padre ne abbiamo già uno nuovo da ieri!", ribadì appoggiandosi dietro la porta

"Ma che stai farneticando?? Muoviti stupida!!"

C'era una casa nel vecchio borgo che a differenza di tutte le altre intorno ospitava una sola famiglia.

Lena e suo padre giunsero con la schiera di operai, la rossa aveva la netta sensazione di aver già vissuto la scena che stava per accadere.

"Quanto mi viene a costare se la faccio riparare?", domandò Paul a suo padre, dopo una breve presentazione.

Di più di quello che pensa... balenò nella mente della giovane

"Di più di quello che pensa", rispose il padre

"Sì, ma di preciso?", chiese ancora Paul

Lena vacillò un secondo, il padre la stava per chiamare ma si accorse che gli era vicino, la prese per il braccio. "Fammi questo conto e sbrigati!"

"Sì padre", Lena prese il blocchetto e la penna dalla tasca posteriore dei larghi pantaloni che indossava."Se-e-ttemila e  c-cinquecentonovanta", balbettò la rossa e deglutì

"Ma con quei soldi me ne compro quasi un'altra!"

Lena smise di ascoltare il dialogo, le sembrava di impazzire, cosa stava accadendo? Sollevò il capo verso la finestra del secondo livello ma non vide nessuno. Una cosa che ieri era stata certamente differente. Julia.

Sentì uno scappellotto dietro la nuca, il padre parlava ma lei non voleva ascoltare un'altra parola, scappò via di corsa, in direzione del bosco. "Julia dove sei!?! Julia!!!", gridò e la chiamò fino a sgolarsi.

Trovò per pura fortuna lo stesso luogo in cui era rimasta seduta con lei, lo stesso albero logoro. La aspettò a lungo fino a sentire il freddo penetrare nelle ossa, ma non la vide mai arrivare. Alla fine si arrese e tornò a casa, il padre la accolse nel peggiore dei modi, colpendola al viso come ricordava la sera prima. Quando si coricò sulla branda sembrava che quella giornata non fosse mai finita.

***

L'indomani, ore 8:00 del mattino

I colpi sgradevoli del capomastro svegliarono la ragazza dai capelli rossi. "Muoviti!! Oggi abbiamo un nuovo incarico!", le strillò.

Era un incubo o era reale?



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