Touching Stars by parker

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Note della fiction:

Disclaimer: Tutti i personaggi pubblicamente riconosciuti, incluso il totale scenario, ecc.. sono di proprietà dei rispettivi autori. I personaggi e le storie originali sono di proprietà dell'autore. L'autore non è in nessun modo associato con i proprietari, creatori, o produttori di qualsiasi materiale a cui si è ispirato. Non è intesa alcuna violazione di copyright.

La mia è solo una traduzione e non è ancora completa ma procede. Scusate le imprecisioni.

Note per questo capitolo:

Mille grazie Gi per l'aiuto e i consigli ;)

I.

"Lasciala andare!"

L'uomo tarchiato si congelò, con gli occhi spalancati. Lui sentiva qualcosa di freddo e tagliente che premeva contro la parte posteriore del suo collo. Lentamente allontanò le sue mani dalla ragazza tremante sotto di lui.

"Ehi... non stavo facendo nulla ..."

"Sì, ci scommetto. Ora alzati e vattene a fanculo lontano da lei! " Le parole furono praticamente ringhiate.

Lui si mosse e guardò rapidamente dietro le sue spalle la ragazza piuttosto piccola che manteneva una presa mortale sul coltello che minacciava la sua sussistenza.

L'uomo ringhiò, "Dannata stronza!"

"E tu sarai un dannato morto se non te ne vai di qui più veloce che puoi!" spinse il coltello più forte.

La sua voce si trattenne. "Va bene, va bene, vado!" la paura sostituì la rabbia e l'uomo sparì dalla vista in un attimo, spesso voltandosi indietro per osservare la scena alle sue spalle. Presto scomparve nelle tenebre, mormorando qualcosa mentre tirava su i suoi pantaloni.

Assicuratasi che il tipo se n'era andato, finalmente tornò indietro verso la ragazza, "Stai bene?", chiese preoccupata. Si accovacciò accanto alla forma che giaceva in posizione supina sull'erba. Quella ragazza tremava dalle testa ai piedi e le sue guance erano bagnate con calde lacrime. Cercava di dire qualcosa, ma poteva a malapena respirare.

"Ho bisogno di portarti fuori da qui. Pensi che potresti alzarti? "La piccola e graziosa ragazzina aiutò la sconosciuta a rimettersi in piedi. Mise il braccio della ragazza intorno alle sue piccole spalle per offrirle una certa stabilità, entrambe si allontanarono nella notte buia.

II.

La porta scricchiolò rumorosamente quando la aprì. Portò la ragazza quasi incosciente al letto e la distese.

"Sei al sicuro adesso. Cerca solo di dormire un po'. Io sarò qui. "

Mentre la copriva con una coperta, notò un taglio sul braccio sinistro della ragazza. Inumidì un asciugamano e iniziò lentamente a premerlo sulla ferita sanguinante. La ragazza era calma adesso, e tuttavia, sembrava incapace di sentire il dolore al suo braccio. Doveva essere estremamente stanca. Quando la bruna terminò il bendaggio, l'altra ragazza si era addormentata. Anche se le sue guance erano ancora bagnate e sporche, la ragazza dai capelli corti non poté non notare le sue fattezze angeliche. Aveva ciglia lunghe e tracce di lucida labbra sulla piccola bocca. I suoi ricci capelli rossi sembravano fossero stati attentamente intrecciati, anche se adesso erano completamente arruffati.

La ragazzina si alzò e, prima di chiudere la porta dietro di lei, guardò ancora una volta la ‘Bella Addormentata'. Decise di lasciare leggermente la porta aperta nel caso servisse. Prese il pacchetto di sigarette dalla sua tasca, ne tirò fuori una e l'accese. Si appoggiò al bordo di cemento mentre esalava fumo. Fissando le luci distanti della città, sotto di lei, la sensazione del vento nei capelli, il fumo e il buio della notte era diventata un'abitudine negli ultimi mesi. Era soltanto lei, con le luci di sotto e le stelle sopra. Questo era il suo modo preferito di relax, la sua fuga; erano i suoi momenti di vera libertà. Amava la notte e odiava il giorno. Durante il giorno, si sentiva come se fosse in una giungla cercando di sopravvivere, mentre la notte, e il silenzio che porta con sé, fa sembrare tutto così semplice. Restare lì sulla cima dell'edificio era come essere in cima al mondo. Poteva giurare che il tempo si fosse fermato proprio lì, solo per lei.

Un leggero dolore nel braccio destro la svegliò dalla sua fantasia. Si sentì confusa per un secondo, ma poi ricordò che aveva portato la rossa semicosciente su per le scale e fino alla sua casa provvisoria. Era una ragazza non molto alta e sottile. Tuttavia, nonostante il suo aspetto delicato, era piuttosto forte.

Scuotendo la testa, si guardò dietro le spalle. Non riusciva a smettere di pensare a quella ragazza. Mi chiedo che cosa stava facendo in questa parte della città. Non sembra essere di queste parti. Sospirando, finalmente rientrò dentro e si addormentò su una vecchia poltrona.

III.

I suoi occhi non sembravano desiderosi di aprirsi. Si sentiva come se il suo intero corpo fosse racchiuso in una pietra. I polsi le facevano male e aveva mal di testa. Il luogo in cui era non sembrava per niente familiare. Era una stanza spaziosa, illuminata. Una delle pareti era fatta in gran parte di vecchia tinta e decrepite finestre, che lasciavano entrare una luce solare sfocata. Di fronte alle finestre, vi era un piccolo tavolo in legno con tre sedie. Un vecchio frigorifero arrugginito era stato posizionato piuttosto vicino al tavolo. Sul frigorifero, vi era un forno a microonde macchiato. L'ingresso di questa stanza sembrava essere un enorme porta di metallo. Era distesa su un piccolo e vecchio letto accanto al quale c'era una poltrona marrone con dei piccoli fori. C'era un'altra poltrona di fronte al letto. E là vicino, un'altra porta e, a sinistra di quella porta, c'era un piccolo armadio nero, pieno di crepe e graffiti. Sicuramente ci viveva qualcuno che non era molto ricco. Come stava cercando di uscire da letto, la grande porta di metallo si aprì. Una ragazza con i capelli neri corti e a punta era entrata nella stanza. Improvvisamente la ricordò. Era la ragazza della sera prima.

"Hey. Come ti senti?" La bruna si fermò appena vide che la ragazza finalmente si stava svegliando.

"Uh ... Non molto bene ... " avvolse le braccia intorno al suo stomaco.

La ragazza dai capelli corti aveva con sé una borsa per la spesa. Andò a posarla sul tavolo, prima di tornare indietro a sedersi sul letto accanto all'altra ragazza.

"Mi dispiace per quello che hai dovuto passare. Ma penso di averlo fermato in tempo, quel bastardo. Non è andato troppo oltre, giusto? " corrugò un sopracciglio

La rossa abbassò lo sguardo, e per un momento la memoria di ciò che era accaduto l'altra notte le passò come un flash davanti gli occhi. Sentiva le lacrime rotolare giù di nuovo sulle guance, ma scosse la testa.

Vide come la mano della ragazza dai capelli scuri andò a posarsi sulla sua in modo rassicurante. Spostandosi, i sui occhi verdi si soffermarono sul bendaggio bianco al suo braccio.

"Io l'ho pulito così come ho potuto. Fa male? " domandò l'altra ragazza con preoccupazione.

"un po' ... brucia", rispose, mentre si asciugava una lacrima.

"Sei al sicuro adesso, è okay. Ci vorrà un po' di tempo per dimenticarti di tutta la storia, ma perché non cominci facendo una doccia? "

La rossa sapeva che era sporca e che i suoi vestiti erano stati quasi completamente strappati. Si sentiva un po' a disagio.

"Il mio nome è Yulia, comunque", disse la ragazza dagli occhi blu, che le sorrideva calorosamente.

"Lena, il mio nome è Lena".

"Beh, Lena, piacere di conoscerti. Anche se avrei voluto fosse stato in circostanze migliori ".

"Anche io. Ti ringrazio ... Per quello che hai fatto per me ... "

"Ehi, non c'è problema davvero. Sono solo contenta che ero lì per fare qualcosa. Ma chiunque avrebbe fatto lo stesso. Adesso, andrai a farti la doccia, ok? " sorrise mentre aiutava l'altra a mettersi in piedi.

Note di fine capitolo:

presto il seguito, se vi fa piacere :D



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